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Stage 6 – Gilsand to Carlisle

Giovedì 13 agosto 2016

Stage 6 – Da Gilsand a Carlisle

Distanza (secondo la questura di Carlisle): 18 miglia (28 km)

Meteo: showers

Mi sveglio verso le 7 con il tipico rumore di pioggia torrenziale in sottofondo; durante la notte le brandine attorno si sono riempite. Ronfano tutti e cerco di sistemare la mia roba senza disturbare.

Raggiungo la saletta al piano di sotto dove la gentile signora mi fa trovare un succulento e fumante English breakfast. Inizia così il tanto temuto giovedì, quello in cui – a detta di tutte le signore incontrate durante il cammino – si sarebbero aperte le cataratte del cielo per scaricarmi adosso ettolitri d’acqua tipo Longarone sotto alla diga del Vajont in quella notte maledetta del 1963.

Alla spicciolata si fanno vivi i miei compagni di dormitorio: sono medici francesi arrivati da ste parti per un congresso… Faccio qualche domanda per approfondire ma, da buoni francesi, non riescono ad esprimersi troppo bene in inglese perciò mi accontento ben presto delle poche informazioni racimolate.

It’s time to go! Giusto il tempo di impermeabilizzare me stesso e Bruttofigliodiputtana1. Piove veramente un fottìo.

L’obbiettivo di oggi, visto il meteo, è di fare una tappa relativamente breve fino a Newtown da dove poi ripartire l’indomani in direzione Carlisle.

La guida segnala: durante la tappa di oggi si attraverseranno numerose fattorie con pascoli di vitelli; fate molta attenzione perchè le mucche sono molto protettive nei confronti dei piccoli perciò in presenza di tali condizioni dovete girare alla larga!

Mucca premurosa ‘nun te temo!

Dal forte di Birdoswald proseguo inizialmente su una strada asfaltata per poi superare il primo di una lunga serie di kissing gate che mi portano ad attraversare una lunga serie di verdi pascoli. L’erba è intrisa d’acqua e ringrazio San Northface per le mie scarpe impermeabili. Sciaf sciaf sciaf sciaf, un passo dopo l’altro.

 

Supero Bankshead, Banks, Walton e infine arrivo a Newtown dove trovo un altro disperato che cammina lungo il Vallo. E’ uno scozzese che finora ha sempre dormito en plen-air montando la tenda, non si fa una doccia da 5 giorni, ma questo l’avevo già intuito.

Inizio a chiedere qua e là tra fattorie e qualche B&B di un posto dove potermi fermare. Nulla. Per fortuna, all’apice dello scoramento, intravedo un piccolo bistrò dove mi infilo chiedendo scusa per la pozzanghera che si forma sotto ai miei vestiti che “stendo” su un paio di sedie.

Non è male stare all’asciutto. Davvero.

Una mega fetta di torta al cioccolato, il miglior ricostituente per corpo e anima, e una tazza di The mi riportano alla vita.

Non ho altra scelta che proseguire con la speranza di trovare qualcosa tra qui e Carlisle.

Dopo un paio di attraversamenti di pascoli arrivo ad un gate ma dall’altra parte c’è una vera e propria palude di fango misto a letame larga almeno 10 mq… Nessuna possibilità di aggirarla in quanto la staccionata è fatta di filo spinato.

Ma cosa ci tengono qui dentro King Kong?” cit.

Non rimane altro da fare che sguazzarci dentro. Con tutta la delicatezza che mi compete appoggio a terra il primo piede che immediatamente scompare nella melma fino a sopra la caviglia, cerco di appoggiare l’altro in una zona che pare più compatta e quindi solida ma nel momento il cui cerco di fare il passo con la gamba immersa sento che la melma si è talmente incollata al mio piede che la scarpa si sta per togliere!

In qualche modo, non so come, riesco a grandi balzi a superare la palude Stigia.

Una volta al sicuro faccio la conta dei danni per fortuna quasi esclusivamente “estetici”.

Ho la cacca e il fango quasi fino al ginocchio ma i pantaloni waterproof della quechua da Euro 1,90 hanno retto, sono solo lerci.

Arrivato circa a metà del campo vedo un grosso assembramento di bovini proprio davanti al successivo gate da attraversare; memore dell’avviso sulla guida cerco ci avvicinarmi con la massima discrezione in modo da non turbare il quieto vivere dei suddetti.

Cammino piano passando molto vicino alle mucche ma un vitello è accovacciato proprio davanti al primo scalino del gate. Cazzo faccio?

Sono circondato dalle mucche che mi fissano e devo far spostare questo vitello.

Alzo un braccio, lui si spaventa, si alza e va a mescolarsi nel branco, io mi fiondo sulle scalette, attraverso il gate e salvezza fu. O forse no?

Inizio a camminare sul campo successivo, il sentiero corre parallelo al recinto inferiore.

Sulla mia sx il terreno sale quasi a formare una collinetta sulla cima della quale si stagliano due mucche che osservano attente il mio passaggio. Perchè è così, in questi giorni ho imparato che le pecore scappano e le mucche ti fissano.

Memore della precedente esperienza le tengo sotto controllo con la coda dell’occhio, ormai ho superato la metà del campo e vedo il gate a circa un centinaio di metri.

Le due mucche iniziano a muggire e muovere la testa su e giù. Io accellero. Sento che la situazione precipita. Mi giro e vedo le due mucche caricare cacciate giù per la collina. Inizio a correre, se si può dire così tra fango, pioggia, e uno zaino da 25 kg sulle spalle. Sento il loro fiato fetente sul collo ma arrivo al fottuto gate incolume. Lo attraverso e una volta al sicuro, dopo aver ripreso fiato mi giro verso le mie inseguitrici. Sono li a fissarmi a un metro dal gate. Grido loro un VAFFANCULO con tutto il fiato che mi è rimasto, abbastanza potente da farle indietreggiare di un passo.

VI MANGERO’ TUTTE! E’ la mia promessa.

Si, questi sono i momenti in cui mi chiedo: ma perchè non son andato in vacanza al mare? E poi mi rispondo: beh alla fine sto camminando da un mare all’altro, due mari! Seguono momenti di elettroencefalogramma piatto con tanto di occhi a pallina tipo Homer Simpson e poi mi rimetto a “macinare chilometri e a superare gli ostacoli”.

Indovinate un po’? Continua a piovere. Consultando la mappa però mi rendo conto di essere ormai a pochi km da Carlisle.

Sono distrutto proprio; entro in una guesthouse piuttosto distinta disposto a pagare qualsiasi cifra pur di fermarmi ma nulla, tutto full booked. A quel punto il gestore probabilmente impietosito dalla mia condizione psico-fisica mi dice che di li a poco sarebbe andato in città con il furgone e che mi avrebbe dato volentieri un passaggio. Non chiedo di meglio, anzi si: “Scusi, mi fa una pinta please?”

Sgocciolo e mi scolo la pinta.

Mi scaricano alle porte della città che devo dire mi fa una certa impressione dopo sei giorni di campi e mucche. Scendo, mi volto e dove sono? Proprio di fronte alla sede della BBC Radio sezione Cumbria.

“Bon desso entro e lascio il curriculum!”

Dopo mezz’ora di girovagare trovo un ostello indicato sulla guida, che gioia! E che gioia anche camminare sulla tipica moquette inglese con le scarpe piene di fango, sterco di vacca premurosa verso i propri piccoli e umidità.

Mi spoglio, stendo le vesti sulle cose e stendo me stesso a letto, ipod in modalità Cure for Pain, serve un bel po’ di Morphine. Doveva essere una tappa breve e invece è stata la più lunga e per giunta la più bagnata. 2 tappe al prezzo di 1.

Verso le 20 mi ridesto e progetto la strage. Con il WIFI cerco il peggior ristorante di mucca alla brace.

Promessa mantenuta.

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