Buona questa Palermo!

Diciamo che quando Ryanair mette i voli a 30 euro A/R c’è poco a cui pensare… O meglio c’è da pensare alla meta e questa volta la direzione è Palermo! Non sappiamo bene se per la cultura o la cucina ma cosi è deciso… Si va!!

Atterriamo venerdi pomeriggio inoltrato e riusciamo a prendere il bus giusto per il centro città, arriviamo al B&B dove ci aspettano i notri amici Luca e Lia, tirati in mezzo grazie alle offerte del volo, e il mitico Pietro gestore del B&B dove alloggeremo soprannominato “il Ciabatta”. Per accoglierci al meglio ci fa fare una foto di benvenuto che a suo dire metterà nel “suo sito” e inizia ad inondarci di mille informazioni sulla camera, sugli orari, sulla città, su dove andare a mangiare: come inizio non è male!!

Ormai è ora di cena quindi ci dirigiamo in una delle trattorie consigliate da Pietro: il Ferro di Cavallo, non accetta prenotazioni quindi lasciamo il nome accordandoci di tornare lì dopo mezz’ora (che scopriremo essere una mezz’ora più palermitana che milanese).

Per ingannare l’attesa iniziamo con del vino siciliano nell’enoteca Bottiglieria Vinuccio li accanto per tornare poi alla trattoria; aspettiamo un’altra mezz’ora intervallata da offerte di olive, salame e vino da parte dei gestori: non è stato poi cosi sofferto aspettare…

Ci fanno sedere in un tavolo piccolo ma il nostro spirito di adattamento e la FAME rendono tutto perfetto, la trattoria è caotica, alla buona e ci troviamo a nostro agio. Assaggiamo: panelle fritte e caponatina di melanzane, pasta alla norma, calamarata con melanzane e pesce spada, calamaro ripieno e dulcis in fundo cannolo e cassatina… Tutto alla modica cifra, calcolata a occhio, di 12 euro a testa.

Per digerire facciamo quattro passi e per caso ci imbattiamo nel cuore di Vucciria: a quest’ora non c’è il mercato ma la zona è piena di locali, musica, drink: figata!

Rientriamo in albergo con la voglia di scoprire cosa ci riserva questa città.

Ci alziamo abbastanza presto, caffè veloce in albergo e direzione Cattedrale non senza prima aver fatto tappa in un bar dove mangiamo cannoli e bomboloni, caffè e succhi.

La cattedrale di Palermo ci accoglie con il suo ampio giardino capeggiato dalla statua di Santa Rosalia, patrona della città.

Costruita nel 1184 sui resti di una moschea, in stile arabo-normanno, è diventata ben presto il simbolo della città e della lotta tra Chiesa e Corona durante gli anni della sua costruzione. Dopo un paio di nozioni culturali fornite dalla nostra Lonely Planet entriamo tramite un portico a tre arcate, facciamo un giro veloce all’interno e dopo un centinaio di gradini a chiocciola ci ritroviamo sui soleggiati tetti. Da qui si ha una bella vista sulla città e una prospettiva diversa su campanile e cupola. Devo dire che i 15 gradi e le poche persone rendono piacevole stare li.

Seconda tappa culturale della mattinata è il Palazzo dei Normanni, sede dell’assemblea regionale siciliana e sito dell’Unesco dal 2015 per “lo stile architettonico originale con cui sono fusi elementi bizantini, islamici e romanici capaci di prodursi in combinazioni uniche di eccelso valore artistico”. Si alternano diverse sale, mostre, giardini e cortili ma quello che più attrae la nostra attenzione è la famosa Cappella Palatina dedicata a San Pietro e dove si incontrano diverse maestranze bizantine e latine. Il soffitto a moquarnas è interamente in legno con elementi stalattitici e contrasta armoniosamente con i mosaici preziosi rappresentanti il Nuovo testamento e Cristo Pantocreatore.

Dopo questa botta di cultura è ora di pranzo e ci avviamo quindi verso il mercato del Capo: colorato, caotico e ci lasciamo trascinare da sapori, odori e colori. Vagando non possiamo che fermarci appena percepiamo del fritto e dei tavolini in mezzo alla strada. Facciamo due squadre: io e Lia ci occupiamo di convincere uno dei ragazzi ad “uscire” un tavolo da un piccolo magazzino per accomodarci nel caos, mentre Jacopo e Luca pensano ad ordinare il pranzo.

Pane, panelle e crocchè per tutti, arancine con piselli e ragù, cardi fritti da dividere e un’arancia per sgrassare un pò: descrivere la bontà sarebbe riduttivo.

Per diluire il colesterolo continuiamo a perderci per il mercato ma alle 15 puntuali ci facciamo trovare davanti all’associazione Moltivolti, abbiamo prenotato con loro una visita del quartiere Ballarò. La nostra guida per oggi è Ibrahim, un ragazzo nato in Guinea e arrivato in Italia circa 4 anni fa dopo un lungo viaggio durato 3 anni attraversando l’Africa. Come dice il titolo del tour “Ballarò attraverso i miei occhi” ci mostra ciò che è stata la sua vita fino ad ora a Palermo: una moschea, il mercato, le associazioni che aiutano chi ha bisogno, l’oratorio. Ci racconta la sua storia, per un ragazzo di 20 anni ha dovuto vedere già molto più di quello che un uomo dovrebbe sopportare in 100 vite, è per questo che gli auguriamo tanta tanta felicità.

Lasciamo il nostro nuovo amico e andiamo verso il mare, destinazione panino con la milza con un pit-stop da un fornaio dove assaggiamo la famosa Iris, Pif sarebbe orgoglioso di noi e io ho trovato la mia nuova cosa preferita nel mondo (report fotografico della felicità).

Troviamo quello che sembra essere il migliore posto per assaggiare il famoso pani câ meusa e alla popolare cifra di €2,50 divoriamo anche questo (non io chiaramente) (report fotografico della felicità – parte 2).

Come sempre dopo i momenti di cibo viene il momento della camminata, ora per raggiungere il famoso murales che ritrae Falcone e Borsellino.

A questa città vorrei dire: gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e contnueranno a camminare sulle gambe di altri uomini

Dai, fortunatamente è ora di cena visto che siamo a digiuno da qualche minuto, cerchiamo un posto con cucina tipica sul nostro amico Tripadvisor, chiamiamo, prenotiamo e andiamo. Osteria mangia e bevi con personale gentile e diciamo che, dopo aver parlato con Ibrahim facciamo più caso che i locali, i bar, i ristoranti hanno tutti dei ragazzi immigrati tra il personale: l’inclusione e l’accoglienza che ci piace! Mangiamo: sfincione e panelle, linguine al nero di seppia, zuppa di legumi con ricotta fresca, pasta alla norma, pescato del giorno alla griglia, tutto contornato dal buon vino e dall’arredamento particolare del posto in cui ci troviamo.

Il letto ci chiama quindi rientriamo dopo questa prima giornata sorprendente.

Domenica ci svegliamo alla buon ora perchè abbiamo prenotato la visita guidata al Teatro Massimo. Lasciamo le stanze, abbandoniamo gli zaini all’ingresso e visto che la colazione è il pasto più importante della giornata, la prima sosta è un bar con una vetrina di dolci lunga chilometri.

Alle 9:30 puntuali siamo al teatro e, dopo un breve battibecco con la guida causato un pò dal mio “buon carattere” e un pò dal ritardo dell’inizio della visita, entriamo. Il teatro Massimo è il più grande d’Italia e il terzo d’Europa, costruito da un architetto palermitano di cui possiamo ammirare il modellino che gli ha permesso di vincere la gara di appalto per l’assegnazione dei lavori. Visitiamo le sale in stile liberty, il palco centrale dal quale riusciamo a vedere tutto il teatro, il palco e la platea. Una delle particolarità è la Sala Pompeiana dove, se ti porti al centro, per uno strano modo di diffondersi della voce sembra di essere in un pozzo, proviamo tutti!

La guida si rivela essere coinvolgente e uscendo ci racconta la leggenda della monachella: il teatro è stato eretto sopra ai resti di una chiesa, si narra quindi che lo spirito di una delle suore abitanti la chiesa si aggiri per le sale del teatro: chi non crede a questa leggenda rischia uno scivolone sull’ultimo gradino della scala interna!

Abbiamo ancora un paio di ore prima di rientrare quindi, visto il sole e la temperatura perchè non andare a spiare un pò di mare? il lungomare ci accoglie con bancarelle di pesce, pescatori e barche attraccate, ci rilassiamo scaldati dal tepore del sole, sembra essere in una giornata di primavera. Ci imbattiamo in un grande mercato dell’usato dove vorrei comprare tutto ma mi ricordo che ho solo uno zaino quindi basterà una calamita. Per concludere al meglio pranziamo con delle arancine (si dice cosi visto che siamo a Palermo, giusto?) e purtroppo andiamo a recuperare gli zaini direzione aeroporto.

Palermo ci ha lasciato felicità al sapore di fritto, chili di calore umano e la convinzione, o meglio la conferma, che l’Italia è un paese meraviglioso.

“Pane, panelle, patate vugghiute, tutte le fimmine sugnu chiattute”

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Capitolo VI – Tashkent

Venerdì 16 agosto 2019

Mega cartelloni con gigantografie di AL BANO. E’ questo il crudele segnale del ritorno alla vita metropolitana e in qualche modo si chiude anche il cerchio della nostra ideale colonna sonora del viaggio. Felicità di Al Bano e Romina.
Oggi dobbiamo consumare gli ultimi SUM rimasti perciò usciamo alla ricerca di un supermercato ma soprattutto di qualcosa da mettere sotto i denti. I soldi meglio spesi insomma.

Secondo la nostra guida, Tashkent è una delle città più verdi del mondo (circa il 35% del territorio è verde con 68,4 mq di giardino per ogni cittadino) e abbiamo modo di accorgercene in quanto durante la nostra passeggiata continuiamo ad attraversare parchi traboccanti di alberi, arbusti e aiuole colorate.
Il più grande di questi è l’Alisher Navoi National Park che comprende anche un grande lago, canali, fontane e giardini ornamentali. È il cuore verde della capitale dell’Uzbekistan ed è il posto migliore per sfuggire alla vita caotica. Ci appollaiamo e ci gustiamo il fresco dell’ombra. Senza mai smettere di mangiare ovviamente.

Proprio quando tutto sembra filare liscio vengo scosso da un fortissimo spasmo che mi costringe a correre alla ricerca di bagno. Un bar all’interno del parco è quello che fa al caso nostro. E’ l’ultima scarica della vacanza. Un altro cerchio che si chiude… in tutti i sensi. Ordiniamo due tea seduti in ampie poltrone nel bel mezzo di uno splendido giardino. Il giovane cameriere ci chiede stupito: “Ma come? Solo due tea?!? Non mangiate nulla?” Attacca bottone e non appena gli diciamo che siamo italiani il suo volto si illumina. Ci racconta che ha appena fatto richiesta per una borsa di studio tramite l’università di Tashkent per venire a studiare in Italia e che ora sta cercando di racimolare quanto più denaro possibile prima della tanto desiderata partenza. Ammiriamo la sua energia, tenacia e la voglia di aprirsi al mondo. Terminato il nostro tea gli chiediamo il conto ma con un’espressione stupita ci guarda sorridendo: “avete preso solo un tea, non dovete pagare nulla!”. Sbigottiti dall’ennesima prova di ospitalità uzbeka, gli lasciamo il nostro numero di telefono e gli diciamo che saremo felici di ospitarlo una volta che sarà dalle nostre parti.
Grazie mille diarrea! Senza di te non avremmo mai conosciuto una così bella persona. Così è la vita.

Ultima, ma non per importanza, tappa del pomeriggio al supermercato, dove acquistiamo frutta secca, qualcosa di incomprensibile a caso in scatola, pane uzbeko e ovviamente dolci tipici come se non ci fosse un domani. Al momento di pagare utilizziamo gli ultimi contanti rimasti, non esistendo della moneta che valga ancora meno del “niente” il cassiere ci consegna il resto in caramelle. Si realizza finalmente un sogno di bambino: ricevere il resto IN GOLEADOR.

La serata prosegue placida tra uno sguardo alle bancarelle del parco, a un necessario taglio di capelli (pochi, i miei), e un ripercorrere i momenti più belli ed emozionanti, tanti, del nostro viaggio in Asia Centrale. Abbiamo percorso un tratto dell’antica Via della Seta, torniamo a casa con un sacco di storie da raccontare e ci rendiamo conto che non può essere altrimenti, perchè questa antica via è fatta proprio delle storie dei viandanti che l’hanno percorsa nei secoli. E’ l’essenza della strada. E’ il racconto di un’avventura. Un racconto che è ancora più ricco perchè fatto di diverse culture, religioni, tradizioni e popoli. Insomma per dieci giorni è stato come essere i protagonisti di voglio vederti danzare di Franco Battiato anche se la voce era quella di Toto Cutugno o di Al Bano. E poi Marta. Ci siamo presi cura l’uno dell’altra nei nostri momenti di difficoltà instestinale, abbiamo superato incolumi la prova di condividere tutto per due settimane consecutive (nuovo record!). Anche noi nel nostro piccolo mettiamo un archivio un piccolo tratto della nostra personale Via della Seta.

Al prossimo viaggio!

 

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