Archivio mensile:febbraio 2020

Capitolo VI – Tashkent

Venerdì 16 agosto 2019

Mega cartelloni con gigantografie di AL BANO. E’ questo il crudele segnale del ritorno alla vita metropolitana e in qualche modo si chiude anche il cerchio della nostra ideale colonna sonora del viaggio. Felicità di Al Bano e Romina.
Oggi dobbiamo consumare gli ultimi SUM rimasti perciò usciamo alla ricerca di un supermercato ma soprattutto di qualcosa da mettere sotto i denti. I soldi meglio spesi insomma.

Secondo la nostra guida, Tashkent è una delle città più verdi del mondo (circa il 35% del territorio è verde con 68,4 mq di giardino per ogni cittadino) e abbiamo modo di accorgercene in quanto durante la nostra passeggiata continuiamo ad attraversare parchi traboccanti di alberi, arbusti e aiuole colorate.
Il più grande di questi è l’Alisher Navoi National Park che comprende anche un grande lago, canali, fontane e giardini ornamentali. È il cuore verde della capitale dell’Uzbekistan ed è il posto migliore per sfuggire alla vita caotica. Ci appollaiamo e ci gustiamo il fresco dell’ombra. Senza mai smettere di mangiare ovviamente.

Proprio quando tutto sembra filare liscio vengo scosso da un fortissimo spasmo che mi costringe a correre alla ricerca di bagno. Un bar all’interno del parco è quello che fa al caso nostro. E’ l’ultima scarica della vacanza. Un altro cerchio che si chiude… in tutti i sensi. Ordiniamo due tea seduti in ampie poltrone nel bel mezzo di uno splendido giardino. Il giovane cameriere ci chiede stupito: “Ma come? Solo due tea?!? Non mangiate nulla?” Attacca bottone e non appena gli diciamo che siamo italiani il suo volto si illumina. Ci racconta che ha appena fatto richiesta per una borsa di studio tramite l’università di Tashkent per venire a studiare in Italia e che ora sta cercando di racimolare quanto più denaro possibile prima della tanto desiderata partenza. Ammiriamo la sua energia, tenacia e la voglia di aprirsi al mondo. Terminato il nostro tea gli chiediamo il conto ma con un’espressione stupita ci guarda sorridendo: “avete preso solo un tea, non dovete pagare nulla!”. Sbigottiti dall’ennesima prova di ospitalità uzbeka, gli lasciamo il nostro numero di telefono e gli diciamo che saremo felici di ospitarlo una volta che sarà dalle nostre parti.
Grazie mille diarrea! Senza di te non avremmo mai conosciuto una così bella persona. Così è la vita.

Ultima, ma non per importanza, tappa del pomeriggio al supermercato, dove acquistiamo frutta secca, qualcosa di incomprensibile a caso in scatola, pane uzbeko e ovviamente dolci tipici come se non ci fosse un domani. Al momento di pagare utilizziamo gli ultimi contanti rimasti, non esistendo della moneta che valga ancora meno del “niente” il cassiere ci consegna il resto in caramelle. Si realizza finalmente un sogno di bambino: ricevere il resto IN GOLEADOR.

La serata prosegue placida tra uno sguardo alle bancarelle del parco, a un necessario taglio di capelli (pochi, i miei), e un ripercorrere i momenti più belli ed emozionanti, tanti, del nostro viaggio in Asia Centrale. Abbiamo percorso un tratto dell’antica Via della Seta, torniamo a casa con un sacco di storie da raccontare e ci rendiamo conto che non può essere altrimenti, perchè questa antica via è fatta proprio delle storie dei viandanti che l’hanno percorsa nei secoli. E’ l’essenza della strada. E’ il racconto di un’avventura. Un racconto che è ancora più ricco perchè fatto di diverse culture, religioni, tradizioni e popoli. Insomma per dieci giorni è stato come essere i protagonisti di voglio vederti danzare di Franco Battiato anche se la voce era quella di Toto Cutugno o di Al Bano. E poi Marta. Ci siamo presi cura l’uno dell’altra nei nostri momenti di difficoltà instestinale, abbiamo superato incolumi la prova di condividere tutto per due settimane consecutive (nuovo record!). Anche noi nel nostro piccolo mettiamo un archivio un piccolo tratto della nostra personale Via della Seta.

Al prossimo viaggio!

 

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