Archivio mensile:settembre 2016

Ma quando arrivano le tartarughe?

Dia 6 – domenica 9 agosto 2015

Al nostro risveglio ci accorgiamo ben presto che la serata passata a giocare a quello che sembrava “uno de quei quiz presentà da Enrico Papi” (Nic dixit),
aveva lasciato degli evidenti segni sui nostri volti, ma sopratutto sui nostri aliti mattutini.
Tuttavia a sconvolgerci non sono le poche ore di sonno o le diverse tazze di Flor de Caña della sera prima, bensì il lago di sudore nel quale tutti ci siamo risvegliati (ad eccezione di Lara naturalmente, che non è fisicamente capace di sudare).
Ben presto raggiungiamo la consapevolezza unanime che la responsabilità di questa calura notturna è di Nic, che nel sonno ha deliberatamente deciso di spegnere il ventilatore che dava ossigeno alla nostra camera.
Una camera, cinque persone, clima tropicale e un ventilatore spento.
Subito accusato e coperto di giudizi (come peraltro spesso gli capita), il sonnambulo dispettoso prova fin da subito a negare il proprio coinvolgimento fino a quando, messo alle strette, non decide di abbandonare le deboli difese e di confessare le proprie colpe.
Le ragioni del folle gesto non ci verranno mai fornite.

La breve inquisizione ci ha messo appetito, e decidiamo di sperimentare un desayuno alternativo: questa mattina dolce.
Ordiniamo, e a ciascuno viene servito un pancake alto due dita e grande come una pizza, guarnito con del leggerissimo burro immerso in quello che ha tutta l’aria di essere succo d’acero.
La prima metà va giù che è una meraviglia, l’altra mezza pizza rende necessario accompagnare ogni boccone ad abbondanti sorsi di jugo de naranja.Terminiamo la colazione, raccogliamo la nostra attrezzatura da spiaggia (v. la descrizione di Lara al Dia 5) e in preda all’acetone ci dirigiamo alla Playa El Coco.

Come ormai da tradizione facciamo una breve sosta a salutare Anita, recuperiamo i suoi ospiti Francesca e Nick, e saliamo tutti e sette a bordo del nuovo bolide di Fra.
A differenza di ieri, il buon Veneto oggi non ci farà compagnia.
Prima di giungere a destinazione, facciamo una breve sosta a La Flor, la spiaggia dove – se saremo fortunati – potremo assistere al ritorno di migliaia di tartarughe per la deposizione delle uova.
Cerchiamo di capire dai responsabili del posto se qualche tartaruga sia stata avvistata al largo, ma le risposte che ci vengono fornite sono piuttosto evasive.
Per questa ragione nel corso della giornata solleciteremo più volte Fra a chiamare la riserva naturale di La Flor per tenerci costantemente aggiornati sull’arrivo dei tanto attesi animali.
Chiaramente questa cosa non ha assolutamente infastidito la nostra guida.

Dopo la breve tappa, raggiungiamo Playa El Coco.
La spiaggia è magnifica, una distesa di sabbia finissima raccolta tra due lunghe braccia verdi che si immergono nell’oceano; alle nostre spalle solamente alberi.

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Il sole da queste parti si fa sentire in tutta la sua intensità. Forse sarà anche perché, tra una colazione e una sosta, arriviamo in spiaggia per l’ora di pranzo, l’orario più indicato dai dermatologi di tutto il mondo.
Per questo motivo cerchiamo riparo all’ombra di alcuni alberi. In verità, più che sotto agli alberi, l’unica ombra che siamo riusciti a trovare era sotto alle amache che vi erano appese. Ma non è il momento di essere schizzinosi.
Il tempo di posare gli asciugamani e Nic è già addormentato, mentre noi interrompiamo le lunghissime sessioni di ozio con alcuni bagni in mare e con chiacchiere a voce altissima per sovrastare il russare di Nic.
Ad un certo punto Jacopo reclama la nostra attenzione per condividere alcuni avvistamenti all’orizzonte: delle grosse macchie nere sembrano rapidamente emergere e immergersi nuovamente in acqua…o perlomeno questo è ciò che sostiene di aver visto.
Forse delle balene, o forse la conferma che il sole da queste parti picchia molto forte in testa.
Resta il fatto che decideremo in seguito di non ritornare mai più sull’argomento.
Nonostante l’orario sia ormai propizio, non ci sentiamo ancora pronti a pranzare, così pensiamo di stimolare l’appetito con della sana attività fisica: ci mettiamo in riva al mare e iniziamo a dare spettacolo con il frisbee.
Il richiamo dello sport è fortissimo, e anche Nic non può evitare di svegliarsi per unirsi a noi. Nonostante il forte vento e la nostra scarsa pratica la prestazione è eccezionale, e con l’aiuto di Nic riusciamo a raggiungere il record di giornata di passaggi consecutivi: 3.
A questo punto, stremati dai 17 minuti di esercizio fisico, è decisamente giunto il momento di procacciarci del cibo. Ci rechiamo all’unico bar della zona e ordiniamo degli squisiti sandwich de marisco.

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Dopo pranzo, il copione del pomeriggio rimane sostanzialmente lo stesso, ad eccezione del faticoso giuoco del frisbee…c’è chi chiacchiera (noi tutti), c’è chi dorme (Nic) e c’è chi fuma (Fra).
Tra una parola e l’altra ci accorgiamo di come Fra sembri disinteressato all’arrivo delle tartarughe, così pensiamo bene di ricordargli di chiamare la riserva di La Flor.
La richiesta non lo fa molto felice, ma nonostante tutto Fra dimostra di comprendere la nostra eccitazione, e senza perdere la compostezza che lo contraddistingue si rivolge a noi dicendoci: “caspita ragazzi, comprendo il vostro entusiasmo per le tartarughe, ma in ogni caso dobbiamo attendere la sera. Comunque la vostra insistenza mi rende felice, è non mi è affatto di disturbo.
Forse le testuali parole non erano precisamente le stesse, ma il tenore del messaggio era circa lo stesso.12091361_10153337253723795_4631573452932441566_o.jpg
Ci mettiamo (momentaneamente) l’animo in pace, ordiniamo alcune birre e ci godiamo la romantica visione del cielo che inizia a tingersi d’oro, e del sole che lentamente scompare alle spalle degli scogli.
Jacopo e Francesca iniziano la loro caccia all’instagram definitivo, impartendoci delle preziose lezioni sull’importanza dell’uso dell’hashtag perfetto. Non sembrano essere completamente concordi su tutto, ma come mamma e papà che non vogliono farsi vedere mentre litigano, sembrano trovarsi d’accordo nel più classico dei #sunset.
Non ricordo bene, ma a questo punto forse anche Nic si è risvegliato, ma non ci giurerei.

La visione del tramonto ci ha fatto ricordare di essere particolarmente emotivi, e che la visione delle tartarughe potrebbe farci provare delle emozioni irripetibili.
Ricordiamo ancora una volta a Fra che ha una telefonata in sospeso, e a questo punto la sua risposta ci sorprende: “D’accordo ragazzi, mi avete convinto, telefono volentieri alla riserva naturale!
Le notizie purtroppo non sono delle migliori, non sono state avvistate tartarughe.
Decidiamo di tornare comunque a La Flor, ed effettivamente in spiaggia purtroppo non vediamo alcun animale, ad eccezione di alcuni turisti che passeggiano lungo la spiaggia facendosi luce con delle torce elettriche, nella vana speranza di inciampare su qualche tartaruga che abbia optato per le partenze intelligenti per deporre in totale solitudine.
Noi – purtroppo o per fortuna – non siamo dotati di altrettanta fede (o pazienza), perciò abbandoniamo la spiaggia.
Prima di salire in macchina però Fra, commosso dai nostri volti affranti, decide di intercedere con le “guardie forestali” di La Flor, convincendoli a concederci la visione di alcuni cuccioli di tartaruga.
Veniamo accompagnati alla “casa” del guardiano, dove tutto attorno a noi il pavimento è coperto di sacchi di sabbia, ciascuno identificato con una data.
Ci viene spiegato che si tratta di sabbia che viene raccolta quasi quotidianamente nel periodo della deposizione, assieme alle prime uova della stagione.
L’intento è quello di tutelare la riproduzione delle tartarughe, proteggendo le uova deposte dalla facile razzia dei predatori.
467.JPGCi viene poi mostrato un piccolo recipiente dove sono contenute alcune piccolissime tartarughe nate il giorno prima. Dopo averci chiesto con insistenza se avevamo le mani pulite e non contaminate da creme o detergenti, ci viene concesso di tenere i piccoli tra le mani, pur tra mille raccomandazioni di non stringere la presa e, ovviamente, di non lasciarli cadere a terra.

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Fra ci spiega come la “questione tartarughe” negli ultimi anni abbia iniziato a diventare argomento sensibile nel Paese.
Nonostante ogni anno sulla sola spiaggia di La Flor si riversino migliaia di tartarughe, le quali depositano complessivamente decine di migliaia di uova, la riproduzione della specie è seriamente minacciata dai predatori famelici di uova.
Suscita un certo stupore pensare che tra questi il principale è l’uomo, motivo per il quale, al tempo della nostra visita, il Nicaragua risulta essere l’unico Paese del Centro America ad aver vietato in maniera assoluta e in qualsiasi periodo dell’anno il consumo di uova di tartaruga.
Prima di salutarci, il Signore delle tartarughe, dispiaciuto per la nostra visita sfortunata, ci infonde un briciolo di speranza, dicendoci come la deposizione delle uova fosse prevista effettivamente per quella settimana, invitandoci a chiamare nei giorni seguenti per monitorare la situazione degli arrivi.
La notizia rende entusiata Fra, al quale non mancheremo di sollecitare le telefonate alla riserva.
Saliamo in macchina per fare ritorno verso casa; l’orologio di bordo segna quasi le 22:00. Le tartarughe ci hanno fatto perdere la cognizione del tempo, e la visione dell’orologio ci ricorda che dobbiamo nutrirci. I nostri stomaci danno inizio a una sinfonia di gorgoglii.
Su insistenza dei nostri amici locali, ci facciamo convincere a scegliere un ristorante italiano. Non ricordo il nome del locale, fatto stà che abbiamo mangiato pastasciutta. In Nicaragua.
A onor del vero i piatti non erano pessimi (per esser fuori dall’Italia) ma comunque lontani anni luce da ciò a cui siamo abituati nel Belpaese. Anche in termini di prezzo.
Fra ordina del vino, rosso o bianco non fa molta differenza. L’importante è che ci sia un tappo da poter annusare per simulare raffinatezza e incutere timore allo sventurato cameriere.
Ad accompagnare la nostra cena non è il solito impianto audio del locale; questa volta ad allietare la serata è il karaoke del locale accanto. Al microfono si esibisce una voce rotta dall’alcool e tendente allo stonato, tutte caratteristiche che ci fanno pensare ad un’esibizione del nostro amico Luigi Dell’Ostello, sindaco di fatto di San Juan del Sur.
Terminata la cena è ora di fare ritorno a casa, ma non prima di aver fatto l’immancabile sosta per gli acquisti: Rum e Hielo in quantità sufficiente per un reggimento.
Nel frattempo Fra rovista tra la spazzatura alla ricerca di qualche tappo di sughero da annusare.
Dopo aver riaccompagnato Francesca e Nick da Anita per la notte, la nostra serata è proseguita com’è facilmente immaginabile. Tranne per Nic, che ha deciso di anticiparci tutti andando subito a letto, spiegandoci a fatica di come il sole lo stanchi oltremodo. Col senno di poi, sarebbe stato meglio se avesse approfittato un po’ del tempo in spiaggia per fare almeno un riposino.
Dopo esserci scambiati una buona notte al sabor de Flor de Caña, diamo inizio alla processione per la tolettatura e, infine, ci mettiamo anche noi a letto, sognando di poter vedere qualche tartaruga il giorno seguente. Sempre se Fra non si dimentica di telefonare. Meglio ricordarglielo….

 

Nicola

 

La lamentela di Nic”: La pasta all’arrabbiata costa più che in Italia e la fa cagare.”
La raccomandazione di (mamma) Fra”: Annusate sempre il tappo. E’ la parte più buona del vino.

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Stage 3 – Heddon on the Wall to Green Carts farm

Lunedì 10 agosto 2016

Stage 3 – Da Heddon on the Wall a Green Carts farm

Distanza (secondo la questura di Green Carts): 18 miglia (29 km)

Meteo: oggi splende il sole, vento fortissimo e contrario

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Camminata lunga prevede colazione sostanziosa. E’ il primo pensiero dopo una colossale ronfata di 9 ore filate (9 ore! Non ho ricordi… mi avranno sentito russare fino in Scozia).

Mi vesto e dirigo verso la cucina dove Paula sta iniziando a preparare il “doping” che ci aiuterà ad affrontare la giornata: pane, burro, marmellata, biscotti, frutta, yogurt ma soprattutto una bomba atomica di panino con due spesse fette di bacon croccante, uovo e, per i più arditi, ketchup.

This is how we do this!” mi fa. “That’s the way ah ah ah ah I like it ah ah” rispondo.

Donna meravigliosa Paula!

Alla spicciolata si presentano anche i due ragazzi di Madrid e una famiglia francese in vacanza da queste parti.

Si mastica e chiacchiera.

Ricomposto lo zaino è tempo di mettersi in cammino. Anche oggi sole splendente e vento forte che soffia da ovest verso est dritto sulla mia faccia.

Il sentiero si fa largo inizialmente tra i campi di grano per poi proseguire tra pascoli di pecore e mucche. Questi terreni sono di proprietà delle numerose fattorie che si incontrano lungo il percorso e sono delimitati da muretti di separazione che si superano tramite dei “kissing-gate” ovvero dei cancelletti di legno che permettono il passaggio agli esseri umani ma non agli animali.

Molte volte ho la sensazione di entrare abusivamente in proprietà private o di disturbare i lauti pranzi degli erbivori che al mio passaggio interrompono il loro pacifico ruminare per studiare questa strana figura con lo zaino.

In attesa delle prossime due tappe che saranno quelle in cui il Vallo sarà più visibile, lo spettacolo è gentilmente offerto dalla campagna inglese i cui colori sono ancor più messi in risalto dall’incredibile giornata di sole.

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Dopo circa tre ore di cammino sosta obbligata al Robin Hood Inn, dove è possibile timbrare il proprio passaporto con un nuovo timbro. Ed è sempre un bel momento!

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Cammino, cammino, cammino, prendo fiato, penso, canto, cammino, cammino, mi riposo. Sfrutto i kissing-gate come supporti per appoggiare Bruttofigliodiputtana1 e liberare così le spalle e schiena dalla tortura per qualche minuto.

Attraverso Harlow Hill, Halton Shilelds, Portgate (dove avrei voluto fermarmi), la fangosa foresta “Stanley Plantation”. Entro ed esco da decine e decine di “kissing-gate”. Le miglia che mi lascio alle spalle sono tante ma altrettante sono quelle ancora da fare… Gambe e spalle già chiedono pietà.

Questi sono i momenti più difficili da superare quando si cammina da soli e non si ha qualcuno con cui condividere fatica e sofferenza. Ma una soluzione c’è sempre. A me basta pensare al momento in cui il lunedì mattina suona la sveglia e si vive l’istante più lontano dall’inizio del weekend successivo. Ecco, in confronto a quel preciso momento qualsiasi altra situazione “difficile” diventa addirittura piacevole!

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A forsa de dai” arrivo a Chollerford, e la visione di un piccolo market annesso all’unico distributore di benzina del villaggio mi pare il classico miraggio dell’oasi nel deserto. Mi libero dello zaino e mi sparo d’un fiato due bottigliette di powerade e un gelato tipo Solero Algida ma molto meno buono.

Il tutto seduto all’ombra di un grande gippone. Chillin’ me softly.

Da qui dovrebbero mancare “solamente” un paio di miglia. Chiedo conferma al benzinaio che si limita a un breve cenno con la testa… uhmmm cosa avrà voluto dire?

In effetti mancavano si 2-3 miglia (5 km) peccato fossero tutte in salita. Proprio quello che ci voleva. 5 km di bestemmie.

Arrivo al cartello Green Carts B&B fisicamente annientato.

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Prima di trascinarmi in doccia rimango seduto in un immobile silenzio per circa mezz’ora.

Pian piano i dolori fisici e le difficoltà deambulatorie lasciano spazio alla soddisfazione per aver portato a termine un tappone così lungo e psicologicamente complicato.

Per cena ritrovo nella cucina comune del B&B Sergio e Javier, oltre ad una coppia di Olandesi che sta percorrendo la ciclabile 72 (Hadrian’s cicleway) da costa a costa. Si perchè qui le ciclabili hanno un numero come le autostrade, e sono anche dotate di proprie indicazioni segnaletiche, non come in Italia in cui non sono altro che delle ridicole parentesi a lato delle strade principali. Terra meravigliosa la nostra, brutto Paese.

Lei mi dice che è piuttosto provata soprattutto dagli ultimi km di salita. Te credo! No sta dirmeo a mi.

Tutti e cinque racimoliamo e condividiamo quanto abbiamo con noi di commestibile mettendo così in piedi una cena piuttosto soddisfacente: buste tipo Knorr ma molto meno buone, pane e affettati, formaggi, dolcetti e l’immancabile the.

Anche questa sera la TV è sintonizzata sui giochi olimpici di Rio il che ci da lo spunto per parlare di quali sport vanno per la maggiore nei nostri Paesi d’origine. Io e gli Spagnoli dobbiamo nostro malgrado ammettere che da noi esiste solo il calcio, e che non c’è visibilità per altri sport considerati “minori”. Per gli Olandesi lo sport di punta è invece il ciclismo e allora mi viene in mente che una band italiana che amo ha dedicato un pezzo meraviglioso ad un ciclista olandese. Una storia che neanche farlo apposta parla di fatica, sofferenza e impazienza.

Ed è con questo pezzo che li saluto e mi ritiro, non con poca difficoltà, nel mio giaciglio per la notte.

TULIPANI – Offlaga Disco Pax

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