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UNA COREOSEDAD: ESTA NOCHE ES CASCADO QUALCOSA? NO SE.

Dia 9 – sabato 18 febbraio 2012

Puerto Natales – ore 3:56

SSSBBBBBAMMM! SPATABAAAMMM! CRASHHHH CRACKKKK!

Ci svegliamo di soprassalto. “Che cazzo xe successo?”. Cinque secondi di rumori secchi di vetri che si infrangono e oggetti che cadono, seguiti da altri cinque minuti di dialoghi incomprensibili e palesemente fradici di alcool tra alcune ragazze. Passato il casino e verificato che stiamo tutti bene, senza farci troppe domande sull’accaduto, non facciamo fatica a riaddormentarci.

Puerto Natales – ore 9:30

La seconda sveglia del giorno! Questa volta molto meno traumatica della prima. Oggi ce la possiamo davvero prendere con calma, sarà una giornata di esplorazione della città cilena e di organizzazione per le escursioni e gli spostamenti a venire. Ci diamo quindi i seguenti obbiettivi:

  • prelevare pesos cileni, onde evitare di aver a che fare con altri “locos de la tarjeta”
  • trovare il modo per arrivare alla partenza del trekking di domani sulle Torri del Paine
  • pagare l’ostello a Monica
  • fare la spesa per il pranzo a sacco di domani
  • trovare il modo di arrivare a Ushuaia
  • prenotare un ostello a Ushuaia
  • come sempre nutrirci abbondantemente

Lavati e stirati stiamo per uscire quando incrociamo Monica, la proprietaria dell’ostello:

Jacopo: Hola Monica, que tal?

Monica: Hola chicos!

Jacopo: eehmm, una coreosedad: esta noche es cascado qualcosa?

Monica: ?!?… No se…

La mia curiosità di sapere cos’era successo alle 3:56 vince sull’ignoranza e mi porta a formulare la domanda in uno spagnolo veneto/maccheronico. La risposta di Monica è lapidaria… nel senso di lapide!

Nicola: Ma che cazzo ghe gheto ditto?

Jacopo: eeeh che ne so, go improvvisá!

Esplodiamo a ridere e penso che effettivamente il famoso luogo comune secondo il quale lo spagnolo è uguale al dialetto veneto, beh… stavolta ha funzionato! O forse Monica ha solamente risposto la prima cosa che le è venuta in mente senza comprendere nulla? Non lo sapremo mai.

Appena usciamo però ci accorgiamo noi di cosa “es cascado esta noche”: un vetro, completo di serramento, della camera a fianco alla nostra è in frantumi sul marciapiede. Probabilmente qualcuna delle abitanti di quella stanza ha pensato bene di uscire a prendere una boccata d’aria passando attraverso la finestra chiusa e questo deve averle quantomeno incasinato il modo di parlare…

E’ il momento di far colazione, e cosa c’è di meglio di un hamburguesa completa per iniziare bene una giornata?

Con la panza piena cominciamo a girare a caso per Puerto Natales che si trova nella provincia di Última Esperanza (un nome un programma…) nella regione delle Magellane e Antartide Cilena.

Immediatamente incrociamo segni di presenza italiana: un monumento dedicato ad Alberto De Agostini (il fratello di Giovanni che ha fondato il famoso Istituto Geografico De Agostini) che stringe la mano ad un indio patagonico. Durante i suoi numerosi viaggi in queste zone operò a favore degli Indios, le cui condizioni di vita erano pessime causa malattie e violenze legate allo sfruttamento della zona da parte di grandi allevamenti di ovini e bovini.

Il cile gli ha adirittura dedicato un grande parco nazionale nella Terra del Fuoco e il nome di un fiordo, proprio qui a Puerto Natales, lungo 35 km.

Entriamo in vari negozi di souvenir e cianfrusaglie varie oltre che in varie agenzie di viaggio per informarci sul trasferimento da qui a Ushuaia; scopriamo che se vogliamo arrivare alla “Fin del Mundo” dovremo farci almeno 13 ore di autobus. Non male.

Prenotiamo 2 posti per lunedì 20.

Dal centro di Puerto Natales ci spostiamo sul fiordo. La giornata è splendida e i colori meravigliosi. Rimaniamo a contemplare un ex pontile che si insinua nel fiordo e fa da trampolino per lo sguardo che arriva fino a toccare le cime innevate delle Torri del Paine.

Un altro luogo di incredibile bellezza. Ma l’aria cilena come quella argentina ben presto ci smuove la fame e così siamo “costretti” a rifugiarci in un ristorantino per una sorta di pranzo/merenda. Ci spariamo 2 belle zuppe di pesce accompagnate con l’ennesima birra artigianale. Ottime davvero. Dopo tante mucche un po’ di pescado ci voleva!

La digestione prosegue su una panchina all’ombra della piazzetta principale. Si sta benissimo. Stiamo quasi per raggiungere il Karma quando un fischio inconfondibile distoglie la nostra attenzione. E’ sicuramente un fischio da arbitro di calcio.

I cervellini si mettono in moto. L’equazione è molto semplice: Arbitro fischia = partita di calcio = troviamo subito lo stadio di questa città.

Seguendo i fischi riusciamo a trovarlo, entriamo, chiediamo ad una vecchia all’ingresso se c’è da pagare qualcosa ma lei ridendo ci dice: “No se paga, estàn jugando los niños”. Entriamo, e in effetti stanno giocando bambini di circa 10 anni ahahahahha, in un campo regolamentare tra l’altro! Ci mettono l’anima e a noi basta questo per star li un paio d’ore a guardarli e a commentare le partite come fossero la champions league. Tra l’altro siamo in mezzo a gruppi di mamme agguerrite. Troppo divertente.

Al triplice fischio ci muoviamo, troviamo un supermercato e facciamo la spesa. Torniamo quindi in ostello dove prepariamo i panini e con l’aiuto di Monica prenotiamo l’autobus che domani ci porterà nel parco delle Torri del Paine. Prenotiamo anche l’ostello che ci ospiterà a Ushuaia da lunedì prossimo.

E finalmente un po’ di meritato relax! Doccia e partite a dama (in cui Jacopo viene massacrato!) e forza 4 (in cui Nicola viene seppellito sotto il peso dei dobloni rossi).

Verso le 9 usciamo di nuovo e scegliamo per la cena un locale molto bello nella piazza della città, gestito da un ragazzo inglese trasferitosi a Puerto Natales da qualche anno. I piatti sono davvero prelibati e molto curati anche alla vista. Musica elettronica, riviste e oggetti insoliti fanno di questo ristorante un luogo in cui si sta bene. Dopo mangiato ci spaparanziamo a leggere in comodi divani, finchè il tipo non ci fa chiaramente capire che vorrebbe chiudere.

Ottima giornata oggi, anche il Chile è stato conquistato. Domani ci aspetta un trekking che la guida definisce “facile – medio” ed è proprio quest’ultima parola che ci fa tremare le ginocchia. Torres del Paine, stiamo arrivando!

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LOS LOCOS DE LA TARJETA

Dia 8 – venerdì 17 febbraio 2012

El Chaltén – ore 8:15

Stiamo migliorando!!! Ultimo risveglio nel villaggio incantato di El Chaltén. Il container che ci ha contenuti per la notte emana un odore pestilenziale. E´ il segnale che ci invita a partire. Usciamo nello splendere del sole giá alto (proprio un periodo di piogge eh??? caro proprietario dell’ostello…).

Dopo la consuenta buona colazione rifacciamo i nostri zaini che ormai assumono sempre piú la forma di sacchi gonfi di esplosivo piú che di biancheria. Oggi sará un giorno di viaggio. Da El Chaltén torneremo a El Calafate per poi ripartire quasi immediatamente per Puerto Natales, cittá patagonica del Cile. Salutiamo l’ostello Lo de Trivi, che ci ha trattato bene a parte le false previsioni climatiche, e ci avviamo verso il supermercato, avvolti nel vento costante che batte il paese, e schiacciati sotto il peso dello zaino.

Dopo una buona e classica spesa di pane e affettati, accompagnati dai mitici dolcetti al dulce del leche, siamo pronti a partire.

Alle 11 abbiamo l’autobus per El Calafate. Ma prima di partire abbiamo un ultimo saluto da fare. Ci avviciniamo alla biglietteria e il nostro caro amico, che appare ancora sconvolto dalla serata precedente, ci riconosce e sorridendo lancia qualche frase incomprensibile con la bocca ancora impastata e la lingua felpata. Ciao mitico, ti lasciamo il paese in custodia! Salutiamo El Chaltén, che ci ha regalato emozioni indescrivibili, con i suoi monti liberi ed eterni. Sará difficile dimenticare loro e la pace che abbiamo assaporato in questi due giorni.

Dopo un breve viaggio di ritorno e una nuova scorpacciata di pizza ed empanadas da La Leona di cui vi abbiamo già parlato qualche giorno fa, arriviamo a El Calafate dove prendiamo i biglietti per il Cile. Adesso abbiamo tempo di riposare un pó aspettando l’autobus. Leggiamo e scriviamo il nostro diario. Circa un’ora dopo, si parte. Il viaggio ci porterá a Puerto Natales in sei ore di strada sterrata e paesaggi sconfinati.

Mentre osserviamo le montagne allontanarsi dietro di noi ci inoltriamo sempre di piú nella pianura secca e arida. E’ incredibile come a pochi km da una terra così rigogliosa e verde, possa essercene un’altra così brulla e infinita.

Dopo diverse ore di strada sterrata in cui rischiamo un distaccamento delle retine, arriviamo alla frontiera di uscita Argentina nel bel mezzo del nulla.

La polizia ci timbra i passaporti mentre osserviamo allibiti il tavolo da ping pong con cui gli sbirri si divertono a passare le giornate nei loro periodi di isolamento e, in perfetto stile far west, una serie di fotografie di persone ricercate, con la loro bella faccia di fronte e di profilo e sotto la parola BUSCADO assieme alla cifra della taglia. Incredibile. Ma dove semo finii?!?

Risaliamo sull’autobus dal quale scendiamo nuovamente dopo pochi minuti, per il controllo alla frontiera di entrata, quella cilena.

I cileni sono molto prudenti con gli stranieri; ogni zaino viene fatto passare ai raggi X. Riempiamo il modulo di immigrazione e ci guadagnamo il nostro timbro di entrata. Ripartiamo dopo circa un’ora mentre il sole sta scendendo poco a poco, creando colori arancio-rosso e giallo scuro sul manto della steppa incontaminata che sembra nascere dal cielo a tratti nuvoloso.

Manca poco per arrivare e ricominciamo a scorgere le montagne, che dominano prati sempre piú verdi con mandrie di mucche e cavalli che si muovono libere nell’aria dell’imbrunire. Poco a poco, mentre la luce svanisce, avvistiamo il mare in lontananza assieme alle luci della cittá che ci sta per accogliere.

Puerto Natales ci stupisce subito. Non si tratta di un luogo scuro e abbandonato della fine del mondo, ma di un bel villaggio curato e pieno di movimento. Scendiamo alla stazione di fianco alla chiesa. Sono le 21 e fa un freddo cane. Raccogliamo gli zaini e iniziamo a camminare frettolosi verso l’ostello. Dopo circa mezzo chilometro vediamo l’insegna: EL PATAGONICO. Siamo arrivati.

L’ambiente è molto carino e colorato e Monica, la proprietaria, è molto gentile e disponibile. Ci mostra subito la nostra stanza… letto matrimoniale… (apppòsto!) e con una mappa della città ci indica i luoghi strategici tipo un bancomat, visto che qui si paga in Pesos Chilenos e un paio di ristoranti dove potremo sfogare la nostra fame da lupi.

Una volta sistemati usciamo quindi a procacciare del cibo finendo in un ristorante che si chiama La Picada de Carlitos. Divoriamo zuppe e pesci con grande soddisfazione
pianificando le avventure del giorno seguente. Ci alziamo contenti, pronti per andare a dormire, é stata una lunga giornata, serena e senza troppi intoppi… anzi no. Mai parlare troppo presto…Prima di uscire dal ristorante dobbiamo pagare. Ed ecco quindi che ci troviamo davanti loro due, quelli che Fantozzi con la sua tragica voce avrebbe così descritto: “ERANO I PEGGIORI COMMESSI DEL MONDO, RESIDUATI DI SUPERMERCATI FALLITI A CAUSA DELLA LORO INCOMPETENZA!”.

Non abbiamo ancora prelevato, porgiamo quindi la carta di credito che strisciano in un apparato stile anni ’80, vecchio come il paese. Niente. Riprovano, niente. Provano ancora, niente. Scoppia il panico.

Uno dei due scansa l’altro come a dire “fasso mi”. E qui esce il genio. Prende la carta di credito e la sfrega con forza contro i suoi pantaloni sudici. Poi la passa di nuovo nell’apparato antiquato. Niente! Altra sfregata, striscio, niente. Maneggia la carta di credito come se fosse un pezzo di carta qualsiasi e il sangue ci bolle nelle vene. Decidiamo allora di provare con un’altra carta. Gliela porgiamo e il teatro e le violenze contro di essa si moltiplicano.

I tipi impazziscono e sbattono ripetutamente la carta sul bancone, per smuovere qualche ingranaggio eventualmente intoppato. La pressione minima è a 200. E’ l’apice del ridicolo.

La strisciano di nuovo e a questo punto Jacopo esplode con uno spagnolo improvvisato ma perfettamente comprensibile: “ESTA ES LA ULTIMA VOLTA!” Dice guardando l’incapace con gli occhi del diavolo.

Riprovano, Ma la carta non va. “Ce toccará lavare i piatti” pensiamo. Alla fine ci mettiamo d’accordo e paghiamo in Pesos Argentini. Salutiamo sdegnati los Locos e ce ne andiamo a dormire, insultandoli ad alta voce nel nostro bel dialetto veneto (Germano Mosconi ora pro nobis) che riempie le strade di Puerto Natales che domani ci avrà!

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