LOS LOCOS DE LA TARJETA

Dia 8 – venerdì 17 febbraio 2012

El Chaltén – ore 8:15

Stiamo migliorando!!! Ultimo risveglio nel villaggio incantato di El Chaltén. Il container che ci ha contenuti per la notte emana un odore pestilenziale. E´ il segnale che ci invita a partire. Usciamo nello splendere del sole giá alto (proprio un periodo di piogge eh??? caro proprietario dell’ostello…).

Dopo la consuenta buona colazione rifacciamo i nostri zaini che ormai assumono sempre piú la forma di sacchi gonfi di esplosivo piú che di biancheria. Oggi sará un giorno di viaggio. Da El Chaltén torneremo a El Calafate per poi ripartire quasi immediatamente per Puerto Natales, cittá patagonica del Cile. Salutiamo l’ostello Lo de Trivi, che ci ha trattato bene a parte le false previsioni climatiche, e ci avviamo verso il supermercato, avvolti nel vento costante che batte il paese, e schiacciati sotto il peso dello zaino.

Dopo una buona e classica spesa di pane e affettati, accompagnati dai mitici dolcetti al dulce del leche, siamo pronti a partire.

Alle 11 abbiamo l’autobus per El Calafate. Ma prima di partire abbiamo un ultimo saluto da fare. Ci avviciniamo alla biglietteria e il nostro caro amico, che appare ancora sconvolto dalla serata precedente, ci riconosce e sorridendo lancia qualche frase incomprensibile con la bocca ancora impastata e la lingua felpata. Ciao mitico, ti lasciamo il paese in custodia! Salutiamo El Chaltén, che ci ha regalato emozioni indescrivibili, con i suoi monti liberi ed eterni. Sará difficile dimenticare loro e la pace che abbiamo assaporato in questi due giorni.

Dopo un breve viaggio di ritorno e una nuova scorpacciata di pizza ed empanadas da La Leona di cui vi abbiamo già parlato qualche giorno fa, arriviamo a El Calafate dove prendiamo i biglietti per il Cile. Adesso abbiamo tempo di riposare un pó aspettando l’autobus. Leggiamo e scriviamo il nostro diario. Circa un’ora dopo, si parte. Il viaggio ci porterá a Puerto Natales in sei ore di strada sterrata e paesaggi sconfinati.

Mentre osserviamo le montagne allontanarsi dietro di noi ci inoltriamo sempre di piú nella pianura secca e arida. E’ incredibile come a pochi km da una terra così rigogliosa e verde, possa essercene un’altra così brulla e infinita.

Dopo diverse ore di strada sterrata in cui rischiamo un distaccamento delle retine, arriviamo alla frontiera di uscita Argentina nel bel mezzo del nulla.

La polizia ci timbra i passaporti mentre osserviamo allibiti il tavolo da ping pong con cui gli sbirri si divertono a passare le giornate nei loro periodi di isolamento e, in perfetto stile far west, una serie di fotografie di persone ricercate, con la loro bella faccia di fronte e di profilo e sotto la parola BUSCADO assieme alla cifra della taglia. Incredibile. Ma dove semo finii?!?

Risaliamo sull’autobus dal quale scendiamo nuovamente dopo pochi minuti, per il controllo alla frontiera di entrata, quella cilena.

I cileni sono molto prudenti con gli stranieri; ogni zaino viene fatto passare ai raggi X. Riempiamo il modulo di immigrazione e ci guadagnamo il nostro timbro di entrata. Ripartiamo dopo circa un’ora mentre il sole sta scendendo poco a poco, creando colori arancio-rosso e giallo scuro sul manto della steppa incontaminata che sembra nascere dal cielo a tratti nuvoloso.

Manca poco per arrivare e ricominciamo a scorgere le montagne, che dominano prati sempre piú verdi con mandrie di mucche e cavalli che si muovono libere nell’aria dell’imbrunire. Poco a poco, mentre la luce svanisce, avvistiamo il mare in lontananza assieme alle luci della cittá che ci sta per accogliere.

Puerto Natales ci stupisce subito. Non si tratta di un luogo scuro e abbandonato della fine del mondo, ma di un bel villaggio curato e pieno di movimento. Scendiamo alla stazione di fianco alla chiesa. Sono le 21 e fa un freddo cane. Raccogliamo gli zaini e iniziamo a camminare frettolosi verso l’ostello. Dopo circa mezzo chilometro vediamo l’insegna: EL PATAGONICO. Siamo arrivati.

L’ambiente è molto carino e colorato e Monica, la proprietaria, è molto gentile e disponibile. Ci mostra subito la nostra stanza… letto matrimoniale… (apppòsto!) e con una mappa della città ci indica i luoghi strategici tipo un bancomat, visto che qui si paga in Pesos Chilenos e un paio di ristoranti dove potremo sfogare la nostra fame da lupi.

Una volta sistemati usciamo quindi a procacciare del cibo finendo in un ristorante che si chiama La Picada de Carlitos. Divoriamo zuppe e pesci con grande soddisfazione
pianificando le avventure del giorno seguente. Ci alziamo contenti, pronti per andare a dormire, é stata una lunga giornata, serena e senza troppi intoppi… anzi no. Mai parlare troppo presto…Prima di uscire dal ristorante dobbiamo pagare. Ed ecco quindi che ci troviamo davanti loro due, quelli che Fantozzi con la sua tragica voce avrebbe così descritto: “ERANO I PEGGIORI COMMESSI DEL MONDO, RESIDUATI DI SUPERMERCATI FALLITI A CAUSA DELLA LORO INCOMPETENZA!”.

Non abbiamo ancora prelevato, porgiamo quindi la carta di credito che strisciano in un apparato stile anni ’80, vecchio come il paese. Niente. Riprovano, niente. Provano ancora, niente. Scoppia il panico.

Uno dei due scansa l’altro come a dire “fasso mi”. E qui esce il genio. Prende la carta di credito e la sfrega con forza contro i suoi pantaloni sudici. Poi la passa di nuovo nell’apparato antiquato. Niente! Altra sfregata, striscio, niente. Maneggia la carta di credito come se fosse un pezzo di carta qualsiasi e il sangue ci bolle nelle vene. Decidiamo allora di provare con un’altra carta. Gliela porgiamo e il teatro e le violenze contro di essa si moltiplicano.

I tipi impazziscono e sbattono ripetutamente la carta sul bancone, per smuovere qualche ingranaggio eventualmente intoppato. La pressione minima è a 200. E’ l’apice del ridicolo.

La strisciano di nuovo e a questo punto Jacopo esplode con uno spagnolo improvvisato ma perfettamente comprensibile: “ESTA ES LA ULTIMA VOLTA!” Dice guardando l’incapace con gli occhi del diavolo.

Riprovano, Ma la carta non va. “Ce toccará lavare i piatti” pensiamo. Alla fine ci mettiamo d’accordo e paghiamo in Pesos Argentini. Salutiamo sdegnati los Locos e ce ne andiamo a dormire, insultandoli ad alta voce nel nostro bel dialetto veneto (Germano Mosconi ora pro nobis) che riempie le strade di Puerto Natales che domani ci avrà!

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