Archivio mensile:aprile 2012

MIRA COMO LLUEVE!

Dia 6 – mercoledì 15 febbraio 2012

El Chaltén – ore 7:30

Cantan los gallos argentinos! E così saltiamo giù dal letto freschi anche stamattina. Buongiorno El Chaltén!

Ci vestiamo o meglio ci equipaggiamo con le nostre divise da trekking: parte superiore a cipolla con vari strati dal leggero al pesante e dalla vita in giù possenti jeans (assolutamente sconsigliati per camminare). Per finire le immancabili pedule che ci hanno accompagnato alla scoperta del Perito Moreno. Bentornate! Siamo pronti a partire, ma prima ci vuole una buona colazione.

Ci sediamo a tavola e iniziamo a spalmare sul pane la massa caramellosa del dulce de leche e del burro, beviamo un buon caffè e succo di frutta ed ecco che il proprietario dell’ostello ci saluta cordiale. Rispondiamo educatamente e quasi simultaneamente guardiamo fuori dalla finestra, ansiosi, per controllare il clima, ricordando le nefaste parole che lui stesso ci aveva pronunciato il giorno precedente, qualcosa del tipo “Doman vien zo el Signore!!”.

Infatti, di nuvole, nemmeno l’ombra. Quello che si prevede verrà giù saranno probabilmente le montagne che il sole creperà con i suoi raggi. Lo guardiamo nuovamente, questa volta con la faccia di chi si sente fregato. Ma ormai il dado è tratto, faremo il trekking in un giorno e poi torneremo all’ostello in serata, ghemo xa pagà!

Ore 8.36: chiudiamo la porta dell’ostello dietro di noi. Sulle spalle lo zaino gonfio di vettovaglie e nel cuore la voglia di partire e immergerci nella natura incontaminata, nei profumi intensi della valle del Fitz Roy. Destinazione: Laguna de Los Tres.

Ci incamminiamo sulla strada asfaltata e dopo pochi minuti arriviamo all’imboccatura del sentiero, dove ci facciamo una bella foto di rito. Troviamo li due ragazzi che sono appena scesi dalla montagna. Hanno passato la notte al campamento Poincenot, una delle nostre mete. “Amigos, è dura arrivare su, ma ne vale la pena” ci dicono. Li salutiamo e iniziamo a salire per la strada sterrata con entusiasmo e voglia di arrivare per contemplare lo spendido panorama dei tre massici del Fitz Roy che dominano la laguna.

La nostra guida lonely parla di un trekking medio-facile, una passeggiata insomma, diversamente da quanto dicono i due escursionisti. Subito il sentiero inizia a tirare, si fa ripido e lo sentiamo nelle gambe e nelle ginocchia, mentre attraversiamo un silenzioso bosco verde scuro e le prime goccioline di pioggia iniziano a solleticarci le guance. Eh si, sono arrivate le nuvole. Poco a poco, sudando e respirando come muli, ci abituiamo al ritmo del sentiero, che ci regala il primo spettacolo. Il bosco si apre e si materializza dinanzi a noi la spledida vallata di el Chaltén, con il fiume principale che si divide in decine di braccia, tagliando sinuoso la valle incastrata tra i due monti. La prima pausa di meditazione, rotta solo dal timido soffiare del vento, è di dovere.

In tempi passati sarebbe stata una “pausa cicca”, ma ora i nostri polmoni non sarebbero d’accordo.

Dopo aver contemplato a lungo e scambiato qualche parola si riparte. Il bosco si fa più fitto e ci porta ad una piccola radura. Decidiamo di fare una piccola deviazione che ci condurrà alla Laguna Capri, dove faremo la nostra prossima tappa.

Arriviamo in pochi minuti e lei ci accoglie con tutta la sua serenità e il suo piatto manto argentato. Rinfreschiamo il viso nell’acqua glaciale e riprendiamo fiato. Ci sediamo e il silenzio del luogo ci riempie la mente, interrotto solamente dal frusciare dell’acqua sui ciotoli della riva. Tutt’intorno il cielo brilla sulle rocce dei massici. I picchi innevati spuntano dai boschi folti e scuri.

Salutiamo la laguna e riprendiamo il cammino, ci aspetta la parte più bella. Dopo pochi minuti usciamo nuovamente dal bosco e vi resteremo fuori per un bel pezzo di strada. Stiamo camminando a buon ritmo, forse arriveremo prima del previsto. Mentre calpestiamo i sassi millenari assorti nei nostri pensieri, improvvisamente, alziamo la testa sotto il nostro fedele berretto e davanti noi si staglia un paesaggio spettacolare. Il cielo coperto si apre, e la strada di terra scende verso una pampa dai colori autunnali, verde chiaro, giallo e arancione, coperta da cespugli e giunchi.

Sullo sfondo della pianura, la montagna sale decisa verso il cielo e addormentato sul suo crinale, come colando a picco, riversandosi sul paesaggio piatto, c’è uno splendido ghiacciaio, azzurro fosforescente, con i suoi picchi e salti…un minuscolo Perito Moreno. Ti toglie il fiato. Non si può evitare di fermarsi, chiudere gli occhi e riaprirli varie volte, quasi per assicurarsi di essere li, di godere veramente di queste immagini e dei profumi di questa terra magica. Siamo davvero emozionati, scattiamo foto al paesaggio e a noi con lui, giriamo su noi stessi e ridiamo. Si sta proprio bene.

Continuiamo il cammino costeggiando il bosco de entriamo nelle pampa, solcata da piccoli ruscelli che superiamo su ponti quasi primitivi, l’unico umile intevento dell’uomo in questo paradiso incontaminato.

Arriviamo così al campamento Poincenot, un campeggio libero in mezzo al bosco dove gli escursionisti, piantata la tenda, trascorrono la notte per salire il giorno dopo alla Laguna de Los Tres.

Passiamo velocemente e imbocchiamo il sentiero che, dopo pochi passi, ci porta sulla sponda del burrascoso Rio Blanco, una potenza che scende dal ghiacciaio e taglia tutta la montagna. Il gorgoglìo intenso e prepotente dell’acqua che salta tra le rocce riempie i dintorni e ci rilassa. Attraversiamo il fiume e ci riposiamo un pò, rifrescandoci nella corrente.

E facciamo proprio bene a rinfrescarci perchè la nostra nozione di “trekking medio – facile” scompare sui nostri visi pallidi e perplessi, quando ripartendo osserviamo il sentiero che non la smette di salire ripido fino alla cima, che vediamo con rassegnazione come una meta realmente alta e distante!!! Ci esploderanno i polpacci probabilmente, ma chi se en frega, ahah, andiamo!

E infatti i polpacci, le cosce, i polmoni, le braccia, la schiena, insomma ogni singola parte del nostro umile e poco allenato corpo, vengono messi duramente alla prova per una buona ora e mezza. Grazie a dio, abbiamo almeno la possibilità di gioire del panorama straordinario mentre inaliamo l’aria fresca e purissima di queste altezze.

Il cielo ricomincia a coprirsi parecchio e qualche goccia ghiacciata ci accompagna nella camminata, mentre il vento a tratti forte ci sferza gli zigomi. Con un ultimo immenso sforzo, riusciamo a conquistare la cima. Il paesaggio purtroppo non offre quanto sperato, ma è comunque notevole.

La Laguna de Los Tres ci accoglie avvolta nel vento, con il suo colore turchese intenso. I picchi del Fitz Roy e compagni (I famosi Los Tres) sono coperti da una fitta coltre di nuvole e non possiamo godere dello spettacolo, ma lo immaginiamo quando per pochi istanti le nuvole si fanno meno fitte e si riescono ad intravederne i costoni taglienti e innevati. Siamo arrivati assieme in questo tempio del silenzio e ci scambiamo un grande abbraccio. Adesso è ora di rifocillarci e riposare.

Ci mangiamo i nostri buoni panini da trekking, con pane, salame e formaggio, accompagnandoli con dei croissant gonfi di dulce de leche e acqua di ghiacciaio. Poi ci separiamo e distendiamo tra le rocce, ognuno vivendo a modo suo questo intenso momento. La pace quassù è indescrivibile.

Dopo aver contemplato con soddisfazione riparati dalle rocce, ripartiamo, è ora di tornare. Siamo stanchi ma entusiasti e chiacchieriamo molto. Ormai vicini all’arrivo, quando ricomincia la discesa verso El Chaltén, possiamo ammirare il volo imponente di due condor enormi, che girano sopra di noi macchiando il cielo ormai puro, svuotato dalle nuvole.

Riprendiamo la discesa che poco a poco, si fa infinita! Siamo cotti, ogni curva e uscita dal bosco è una coltellata alla nostra speranza di essere arrivati. Le nostre gambe e piedi ci chiedono pietà e passo dopo passo…anche il Signore!

Finalmente arriviamo al paese. Ci complimentiamo e ci sediamo all’inizio del sentiero da dove è iniziata la nostra scalata. Alla fine, ridendo e scherzando, abbiamo fatto ben 25 km oggi. Non male! Ci meritiamo un sano riposo, di quelli che piacciono a noi!

Arriviamo in ostello. Gli ultimi metri sono stati eterni. Appena incrociamo il proprietario, ci viene voglia di urlargli in faccia: “MIRA COMO LLUEVE AH!”. Ma siamo troppo stanchi. Ci ritiriamo nelle nostre stanze e dopo una buona doccia e un pò di relax alla tivù con le puntate vecchie di “Due uomini e mezzo”, usciamo per celebrare la conquista della Laguna de Los Tres! Le consuete birre artigianali e un buon piatto di verdure saltate chiudono la nostra attività giornaliera. Rientriamo nel buio quieto di El Chaltén. Abbiamo vissuto un altro giorno indimenticabile.

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COMO VA CA’?

Dia 5 – martedì 14 febbraio 2012

El Calafate – ore 6:00

Ma insomma!!! Perfino Stachanov in vacanza si svegliava alle 9! Daaaiiii che alle 8 abbiamo l’autobus che ci porterà a El Chaltén. Zaini, denti, documenti, è troppo presto anche per fare colazione che viene servita dalle 7. Meglio, così non rischieremo di incrociare la veccia “lanciatrice de cortei”.

Sgattaioliamo via dall’ostello e ci dirigiamo alla stazione degli autobus. Arrivederci grande Veccia! Dopotutto anche qui siamo stati bene (ma dove xe che stemo mae nialtri???)!

El Chaltén è una delle capitali mondiali del trekking. Un piccolo villaggio ai piedi del cerro Fitz Roy, montagna sacra del popolo Mapuche che l’aveva chiamata “La montagna che fuma” a causa delle nubi che perennemente si addensano sulla sua sommità. Questo cerro è rappresentato anche sulla bandiera della provincia di Santa Cruz.

Interessante è l’origine della parola Mapuche che deriva dalla fusione di due termini: CHE, “popolo” e MAPU, “della terra”. Secondo l’ultimo censimento sarebbero rimasti in 600mila, di cui metà nel lato argentino delle Ande. Molti Mapuche ora vivono in condizioni miserevoli in grandi città come Santiago. Ad ogni modo, la resistenza di questo popolo in difesa delle proprie radici continua, soprattutto contro le multinazionali, tra cui la nostra vicina di casa BENETTON, che operano su territori legati alla tradizione spirituale Mapuche.

I più attenti ricorderanno di aver letto, qualche anno fa, delle vicende della famiglia di Rosa e Atilio Curiñanco-Nahuelquir che vivono su pezzi di terreno tra gli ettari di Benetton, che ha acquistato il 10% delle terre della Patagonia per allevarvi pecore da lana. IL DIECIPERCENTO! Centinaia di migliaia di ettari di terra acquistati a prezzi stracciati in quanto classificati come desertici (Desertici un bel picchio! Qui son da sempre vissute le comunità Mapuche!!!). Il triste risultato di tutto ciò è che in questo momento ai Mapuche è negata anche l’acqua; cancelli e recinti UNITED COLORS sono ormai ovunque. Ed è per questo che nel febbraio 2007 i Mapuche, guidati da Rosa e Atilio, hanno fondato la Comunità di Santa Rosa, per protestare contro Benetton che li ha espropriati dei territori che spettano loro di diritto per discendenza. Nel maggio del 2006 Atilio e Rosa hanno scritto una lettera aperta a Luciano Benetton e al premio nobel per la Pace argentino Esquivel, prendendo spunto da una strana sentenza emessa dal tribunale della provincia di Chubut, in Patagonia; nel maggio 2004 infatti Atilio e Rosa hanno dovuto affrontare un processo per “usurpazione” promosso dalla multinazionale italiana Benetton.

Ed ecco il testo integrale della lettera (tratto da it.mapuches.org)

Esquel, Chubut, Patagonia, 21 maggio 2006

A tutta l’opinione pubblica,
nell’ottobre 2002 siamo stati violentemente sgomberati dal fondo Santa Rosa, nella zona di Leleque, provincia del Chubut (Argentina) in seguito ad una denuncia penale promossa dal gruppo italiano Benetton, che ostenta una proprietà di 900.000 ettari nella Patagonia, “donata” da un presidente argentino. Lo sgombero è stato ordinato dall’allora giudice d’istruzione José Colabelli, oggi destituito per il cattivo disimpegno e la non scusabile mancata conoscenza del diritto.

In quel fondo avevamo realizzato numerose migliorie e lavori agricoli come: un orto, piantato delle fragole, una baracca, un canale di irrigazione ed allevato animali quali buoi, cavalli, galline, oche e tacchini. Avevamo anche costruito una piccola abitazione. E’ stato tutto raso al suolo e la Compañía de Tierras di Benetton ha distrutto tutti i lavori effettuati.

Nel maggio 2004 il Tribunale della provincia del Chubut ci ha assolti totalmente dall’accusa penale, ma ha sentenziato la restituzione del fondo alla Compañía de Tierras (Benetton).

Nel settembre 2004 il signor Adolfo Pérez Esquivel ci ha fatto sapere che Benetton aveva offerto un intervento riparatore per la nostra famiglia. Abbiamo risposto a Benetton, attraverso il Serpaj e Pérez Esquivel, che la riparazione che accettavamo era la restituzione di tutti i danni morali e materiali provocati dallo sgombero.
Abbiamo anche sollecitato che venissero ritirati gli oggetti della cultura mapuche esposti nel Museo Leleque (amministrato dalla Compañía de Tierras). Abbiamo specificato che non avremmo accettato una donazione, bensì una restituzione poiché fino al momento della nostra occupazione il fondo non era stato lavorato da Benetton e la nostra famiglia era stata l’unica a dare una utilità sociale al luogo.

Su richiesta di Pérez Esquivel e di Luciano Benetton, abbiamo viaggiato in Italia assieme al nostro avvocato Gustavo Macayo ed al signor Mauro Millán. L’11 novembre 2004 ci siamo riuniti per quasi 4 ore con Benetton, la moglie e il figlio, Pérez Esquivel, l’ambasciatore argentino in Italia, il signor Gianni Minà, il sindaco di Roma, due avvocati della fondazione Gorbaciov e un membro dell’organizzazione italiana Radici.

Durante l’incontro abbiamo offerto la possibilità che Benetton consegni il fondo Santa Rosa allo Stato argentino, in modo che lo Stato lo restituisca successivamente alla nostra famiglia, considerato che Benetton non desiderava effettuare una restituzione bensì una donazione, proposta che noi avevamo rifiutato ancor prima di partire.

Benetton ha chiesto un tempo di riflessione per rispondere alla nostra proposta, in quanto si doveva consultare con i suoi avvocati di Treviso e della Patagonia. Sono trascorsi quasi due anni da quel momento e fino ad oggi non c’è una risposta. Benetton non ha voluto porre l’esito dell’incontro per iscritto, adducendo che la sua parola non necessitava di essere scritta. Ma, a quanto pare, fino ad oggi noi siamo gli unici a mantenere la parola.

In questo periodo ci troviamo senza lavoro stabile, senza un pezzo di terra da poter lavorare, costretti a chiedere una aiuto al governo per mangiare e con un numeroso nucleo famigliare a carico. Neanche la provincia del Chubut ha risposto alla nostra richiesta di terra da lavorare, lo stesso accade con numerose altre famiglie mapuche, che sono nella nostra condizione.

Vogliamo sottolineare che i danneggiati siamo noi della famiglia CURIÑANCO – RÚA NAHUELQUIR, per evitare che qualcuno possa confondere le cose.

Distintamente
ROSA RÚA NAHUELQUIR & ATILIO CURIÑANCO

Questo è quanto. La prossima volta che avrete l’occasione di entrare in un negozio Benetton, pensate a Rosa e Atilio!

Torniamo a noi.

La giornata di oggi, oltre ad effettuare il trasferimento da El Calafate a El Chaltén, ci servirà per organizzare i trekking e i prossimi spostamenti patagonici. Per questo ci diamo i seguenti obbiettivi da svolgere in giornata:

  • fare gli auguri di buon compleanno ad Anna e Lara

  • decidere quali trekking intraprendere

  • trovare il modo di arrivare a Puerto Natales (Chile)

  • comprare un K-Way per Nic

  • andare al supermercados per comprar i panini di domani

  • bere molta birra artigianale in preparazione ai trekking

  • nutrirci abbondantemente

Usciamo in autobus da El Calafate e veniamo risucchiati dal deserto patagonico. Maciniamo chilometri in mezzo al nulla interrotto solamente da qualche coraggioso Guanaco e dall’azzurro intenso dei laghi Argentino e Viedma; impossibile resistere a scattare qualche foto da dietro il finestrino del pullman.

Il paesaggio, complice la giornata di sole pazzesco è stupendo! Tra una foto e l’altra dormiamo e discutiamo delle nostre vite, di come si sta in Italia e di come si sta in Argentina, del mondo che sta cambiando, delle persone a cui vogliamo bene, finchè all’improvviso la distesa desertica è interrotta da un possente massiccio innevato: è il Fitz Roy.

Siamo quasi arrivati! Prima però una vera chicca per turisti: la sosta da LA LEONA, una locanda dichiarata patrimonio storico e culturale della provincia di Santa Cruz. Qui infatti nel 1935 han trovato rifugio nientepopòdimenochè Butch Cassidy e Sundance Kid, i due mitici fuorilegge in fuga dopo aver ripulito il Banco do Londra e Tarapacà a Rio Gallegos.

Pensiamo bene di celebrare i due banditi con due grossi alfajores, un tipo di dolce composto da due biscotti uniti da un ripieno di pan di spagna e generalmente ricoperti di glassa cioccolatosa. Buonissimi! Alla vostra salute Butch e Sundance!

Ripartiamo. Prima di entrare a El Chaltén, il pullman si ferma presso il quartier generale delle guardie forestali. Ancora una volta ci dividiamo in English e Spanish speaking, e gli addetti ci raccontano come son segnalati i sentieri, che tipi di animali potremmo incontrare (puma compresi!!!) e soprattutto ci fanno mille, giustissime, raccomandazioni necessarie a mantenere il territorio pulito e intatto nella sua bellezza. Non accendere fuochi in nessun caso, portare con se la spazzatura prodotta, ma soprattutto ci confermano quanto di più stupefacente avevamo letto prima di partire: El agua es potable! The Water is drinkable! L’acqua se poe bevare! Tutta l’acqua che troveremo in natura durante i trekking si può bere!

Se provate a pensarci non ci si può credere: bere acqua in natura senza il timore di beccarsi il colera, o perlomeno un po’ di cagotto! Non avere il timore che nei dintorni ci sia Homer Simpson a gestire una centrale nucleare o un termovalorizzatore qualsiasi gestito dalla mafia. Che bello!

Dalla stazione degli autobus raggiungiamo il nostro ostello a piedi. Lo de trivi si chiama. Ovviamente è quello più distante, ma è molto carino e non c’è traccia di vecce assassine… per ora. Ci sistemiamo nella nostra stanza di un metro quadrato occupata per metà dal letto a castello e siam pronti per uscire ad esplorare il villaggio e ad adempiere ai nostri doveri. Ah, i cellulari a El Chaltén non prendono. Possiamo tenerli spenti. Esiste un internet point con connessione medievale dal quale riusciamo a:

  • fare gli auguri ad Anna e Lara via facebook

  • prenotare un ostello a Puerto Natales

  • prenotare l’autobus che ci porterà a Puerto Natales via telefono a gettone (tanta nostalgia di questi anni ’80)

Durante il Pranzo/merenda a base di zuppa e verdura fresca decidiamo che nei prossimi giorni affronteremo due trekking: il primo nei dintorni del Fitz Roy, della durata di 2 giorni partenza da El Chaltén e arrivo alla Laguna de Los Tres, passando per la laguna Capri e il campamento Poincenot dove monteremo la tenda la prima notte. Il secondo trekking, di un giorno, ci porterà invece alla laguna Torre, ai piedi di una delle montagne simbolo per tutti gli appassionati di alpinismo: il mitico cerro Torre.

Così è deciso, l’udienza è tolta!

Invece no. Decidiamo di svelare i nostri piani al proprietario dell’ostello che ci ospita il quale, con tanto di previsioni meteo alla mano, ci sconsiglia di piantare la tenda nei prossimi giorni causa gravi fenomeni meteorologici in arrivo.

Che fare? Vabeh vorrà dire che faremo le inizialmente previste due tappe in una!!! Quasi 30 km in un giorno, con un allenamento da sagra della salsiccia. Sepoffà, tanto qui il sole tramonta verso le 22:30, forse torneremo rotolando, ma con il chiaro.

E a questo punto che fare se non sbronzarci di birra artigianale, il nostro ultimo, ma non meno importante, obbiettivo della giornata?

Ci accomodiamo in un tavolino esterno di un bar qualunque con alle spalle il Fitz Roy sormontato da nuvole pazzesche, sembrano quasi due dischi volanti in equilibrio sulla punta.

Numerose cervezas più tardi decidiamo che è il caso di andare a cena e salta fuori un volantino di un ristorante che avevam trovato in stazione. Si chiama COMO VACA che significa MANGIO VACCA ma anche COME UNA VACCA. E’ decisamente il posto che fa per noi. E mai scelta fu più azzeccata: prendiamo due chorizo beef alte 10 cm cotte alla griglia dal diavolo in persona. Un vero maestro di vacche cucinate. Da bere un disceto malbec.

Le proteine ci schizzano subito nel sangue. Siamo pronti ad affrontare il trekking di domani!

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