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SULLA VIA FRANCIGENA

Giorno 0 – sabato 11 agosto 2012

Vicenza – ore 9:30

E’ il momento di chiudere lo zaino. Ed e’ sempre un gran bel momento… Si parte per un altro viaggio!

Per una serie di circostanze favorevoli si e’ ricreato il gruppo che 12 anni fa si era recato alla biglietteria della stazione FS di Vicenza a chiedere: “Salve, è qui che si comprano i biglietti per l’interrail?!?”

Oggi come allora ripartiamo insieme con tanto entusiasmo e pochi denari a disposizione.

Questa volta percorreremo a piedi il tratto toscano della via Francigena tra San Miniato alto e Radicofani, 7 tappe in tutto con una media di circa 25 km al giorno. “Ma xee ferie queste? Co sto caldo? Secondo mi ve voltè via…” ci han detto tanti… Beh secondo noi si! Andare a piedi e guadagnarsi l’arrivo giorno per giorno fa parte di una filosofia di vacanza “slow” lontana da quelli che sono i ritmi furiosi che durante l’anno siamo costretti a sostenere.

Per fortuna il nostro paese, pur tra mille difetti, è un territorio ricco di luoghi di interesse e perciò è abbastanza facile creare un itinerario che permetta di raggiungerli e sposare attrattive di tipo cultural – storico – culinario – erotico – eno – gastronomico… e chi più ne ha più ne metta!

La Via Francigena che da Canterbury porta a Roma è un itinerario della storia, una via maestra percorsa in epoca medievale da migliaia di pellegrini, in posizione centrale nel traffico delle tre peregrinationes maiores: Roma, Santiago de Compostela e Gerusalemme.

Il pellegrino medievale portava con se le insegne del pellegrinaggio (la conchiglia per Santiago de Compostela, la croce per Gerusalemme, la chiave per San Pietro a Roma); per quel che riguarda noi tre pellegrini blasfemi e ignoranti abbiamo deciso di portare con noi uno zaino con lo stretto indispensabile, una valanga di garze e cerotti di varie misure per le vesciche, scarpe da trekking, un ukulele, la guida alla via Francigena della Monica D’Atti (che a breve verrà ribattezzata “D’atti Foho”) e una insufficiente, drammatica preparazione atletica.

Partiamo quindi in macchina da Vicenza con destinazione San Miniato alto (PI) da dove, domani, partiremo a piedi per la nostra prima tappa e dove lasceremo l’auto che riprenderemo dopo la nostra settimana francigena.

Il viaggio scorre veloce tra mille discorsi e qualche pezzo anni ’90. Arrivati ad Empoli ci accorgiamo che è ora di pranzo perciò ci vediamo costretti all’assumere una succulenta dose di proteine tramite sua maestà “La Fiorentina” in un ristorantino alla buona della zona. Squisita.

Satolli saliamo a San Miniato alto, abbandoniamo l’auto in un parcheggio e la tentazione di lasciare sul parabrezza un cartello con scritto: “sabato 11 agosto 2012 – se tra 8 giorni potete leggere questo cartello fate partire i soccorsi!” è molto molto forte… non lo facciamo. Siamo abbandonati a noi stessi.

Zaini in spalla ci dirigiamo verso l’ufficio turistico di San Miniato, dove potremo ritirare la nostra “Credenziale”, il documento di viaggio che accompagna sempre il pellegrino. Serve ad attestare la sua identità, la suacondizione e le sue intenzioni; serve a distinguere un vero pellegrinoda ogni altro viaggiatore. Essa vienerilasciata a coloro che la richiedono e che si impegnano ad accettarne il senso e lo spirito, a coloro che percorrono le vie di pellegrinaggio a piedi, in bicicletta o a cavallo.

Beh diciamo che nel nostro caso le autorità religiose hanno chiuso un occhio e ci han dato una pacca sulla spalla!

Credenziale alla mano ci dirigiamo verso il Convento di San Francesco dove trascorreremo la notte.

Nessuno di noi sa bene cosa aspettarsi… ci faranno pregare? Saremo costretti a cenare con i monaci in silenzio? Dovremo indossare il cilicio?!? Quando varcheremo la soglia ci crollerà addosso il soffitto?!?

Niente di tutto ciò! Ci accoglie un frate “in borghese” che ci mostra la nostra camera (con bagno privato, molto spaziosa e pulita… super lusso!), ci consegna le chiavi del portone principale e ci dice che possiamo rientrare quando vogliamo.

Ma come?!? E le preghiere? Il cilicio? Niente! OK! Ci vediamo domani alle 7:30 per la colazione… “…vedrai che lì ci faranno pregare…”

Posiamo gli zaini e usciamo di nuovo, missione spesa paniniperdomani alla COOP di San Miniato basso e poi esplorazione della rocca di Federico II di Svevia dalla quale ammiriamo tutta la Valdarno e le colline di Volterra.

Il prato sotto la rocca ispira serenità e relax, fa il suo esordio anche l’ukulele.

Ma è ormai tempo di aperitivo e cena… scendiamo nella piazzetta e ci scoliamo qualche Moretti così, per farci venire l’appetito… perchè ne avevamo proprio bisogno di un po’ di appetito…

Stiamo bene, l’atmosfera è rilassata… nessuno immagina cosa ci aspetterà domani, e che tutte le Moretti sgollate le ripagheremo con gli interessi.

Per la cena addirittura troviamo una festa in cui si cucinano piatti succulenti… anca massa!

Parte addirittura un concertino… la Toscana ci ama!

Dopo una crepe al cioccolato decidiamo che è ora di levare le tende, ma solo dopo un ultimo giro di amari… giusto per non farci mancare nulla.

Lentamente torniamo sui nostri passi verso il convento di San Francesco in cui giaceremo per la notte.

Appuntamento ore 7:30 per colazione e magari LODI MATTUTINE?

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DE VUELTA CON EL TERMOS

Dia 15 – venerdì 24 febbraio 2012

Buenos Aires – ore 9:00

Un’ottima sveglia con tanto di cerchio alla testa che va a comporre una scritta molto chiara sulla nostra fronte: “Fernet Branca”.

Ci vuole una sana doccia fredda per toglierla di dosso.

Questa mattina possiamo e vogliamo fare tutto con calma; sistemiamo l’appartamento di Cecilia e prepariamo un buon mate, ottimo ricostituente post sbronza. Non che il sapore, in questi quindici giorni di Sudamerica sia migliorato… Il gusto della stalla è rimasto tale e quale!

Con un alito a prova di bue morto usciamo quindi nel caldo già torrido della megalopoli argentina per la nostra ultima passeggiata assieme, prima di salutarci.

Gironzoliamo a piedi apparentemente senza una meta precisa ma dentro di noi sappiamo bene dove vogliamo arrivare: “La Americana”, il migliore ristorante di empanadas dove già pasteggiammo all’inizio della nostra avventura. Non rimaniamo delusi: le empanadas sono veramente squisite… Difficile dire basta!

Satolli ci ributtiamo in strada sotto il sole rovente del pomeriggio, un’ultima passeggiata nella capitale prima di rientrare a casa di Cecilia per chiudere gli zaini ed entrare nell’ordine delle idee che tra poco ognuno tornerà da dove è venuto.

Un’ultima camminata per lo splendido quartiere di San Telmo ci da il tempo per ricordare molti momenti ancora una volta e ridere accantonando la malinconia che sempre accompagna la fine di ogni viaggio. Ci sediamo in un bar e pensiamo a quando ci incontreremo la prossima volta, pensando al futuro, come se questo viaggio avesse segnato un punto da cui ripartire. Insomma, ora bisogna andare…

Jacopo: alle 18:45 ho l’autobus che mi riporterà all’aeroporto internazionale di Buenos Aires EZE. Ma quanto tempo è passato da quando sono arrivato qua? In certi momenti direi 24 ore, in altri due anni. In realtà sono passati 15 giorni, 15 giorni dai quali abbiamo spremuto tutto il tempo a disposizione per vivere questo viaggio in maniera totale. Mentre sorseggiamo l’ultima birra parlo con Nicola e mi passano davanti agli occhi delle istantanee: i voli, gli autobus, i trekking, gli ostelli, i ghiacciai, i ramponi, le bistecche, la gente incontrata, le birre artigianali, il Cerro Torre, Ushuaia… Quante cose abbiamo visto!!! Quanta fatica ripagata. Sono stato bene qui. Mi sento più forte. Mi capita sempre di avere questa sensazione al termine di un viaggio. Il viaggio mi ricarica di energia nuova, sia fisica che mentale. Per questo voglio andare ovunque nel mondo. Voglio conoscere tutti i paesi e le persone che li abitano, assorbire, anche se per poco tempo, la loro cultura. Adesso si torna a casa, ma non per chiudersi dentro, solo per ripartire!

Prima di salire sull’autobus un lungo abbraccio con Nicola, che, come lui sa, considero il mio terzo fratello – l’hermano – insostituibile compagno di viaggio non solo qui in Patagonia.

E’ in questo momento che capiamo che questo viaggio non finirà ne’ adesso ne’ mai. Impossibile. Cercheremo di condividerlo con le persone a cui vogliamo bene per tenerne sempre nitido il ricordo.

Con un magone che mi stritola la gola parto verso l’aeroporto e ripenso ad una poesia che avevo letto prima di partire in un libro di viaggio:

Si possono percorrere milioni di chilometri in una sola vita

senza mai scalfire la superficie dei luoghi

nè imparare nulla dalle genti appena sfiorate.

Il senso del viaggio sta nel fermarsi ad ascoltare

chiunque abbia una storia da raccontare.

Camminando si apprende la vita

camminando si conoscono le cose

camminando si sanano le ferite del giorno prima.

Cammina guardando una stella

ascoltando una voce

seguendo le orme di altri passi.

Cammina cercando la vita

curando le ferite lasciate dai dolori.

Niente può cancellare il ricordo del cammino percorso.

Rubén Blades

Nicola: Eccoci alla fermata dell’autobus per Ezeiza, tra poco ognuno andrà per la sua strada. Non sarà facile separarsi ancora, noi che siamo così uniti, ma mi sento più forte sapendo che le distanze non contano nella vita. Che si viva in continenti diversi non ci spaventa, prima o poi si troverà sempre un modo e un momento per percorrere un piccolo tratto assieme, come abbiamo appena fatto. Sembrava un sogno questo viaggio e invece eccoci qui a salutarci dopo averlo realizzato, pieni di immagini, persone, colori e profumi che insieme abbiamo scoperto e insieme ricorderemo e conserveremo. Ci stringiamo forte e facciamo le nostre solite ed eterne battute. Aspetto fino all’ultimo secondo, quando l’autobus gira l’angolo sono di nuovo solo. Ciao hermano, grazie per questo pezzo di cammino assieme. Sorrido e mi sento bello pieno di emozioni, anche se malinconico. Mi viene in mente una canzone: “next year” dei Foo Fighters e me la canticchio mentre torno verso casa e penso al nostro viaggio e a tante persone che ho conosciuto. Inizio ad avere una certa fame, è quasi ora di cena e devo mangiare prima di andare a prendere l’autobus che nella notte mi riporterà a Cordoba. Il pensiero è deciso e veloce ed eccomi qui caro DESNIVEL! Mi mangio il mio ultimo e indimenticabile bife de chorizo in solitaria, assaporandolo bene in onore al mio compagno di viaggio che sta salendo sull’aereo. Poi torno a casa. Dopo qualche ora sono sull’autobus di ritorno e poco a poco mi addormento nel cuore della pampa argentina che mi scorre accanto, mentre Cordoba è sempre più vicina.

E adesso, che sono arrivato alla fine di queste ultime righe, ripenso a questa citazione che da molto tempo mi accompagna e voglio condividerla con voi in questo momento nel quale, arrivati alla fine del racconto, mi viene voglia già di ripartire per continuare a viaggiare. La dedico a Jacopo e a tutti voi che avete camminato con noi in questi mesi. E’ un augurio e un invito: buon viaggio a tutti!

…partire è innanzitutto uscire da sé,

rompere quella crosta di egoismo

che tenta di imprigionarci nel nostro io.

Partire è smetterla di girare in tondo intorno a noi,

come se fossimo al centro del mondo e della vita.

Partire è non lasciarsi chiudere negli angusti problemi

del piccolo mondo a cui apparteniamo,

qualunque sia l’importanza di questo nostro mondo.

L’umanità è più grande ed è questa che dobbiamo servire.

Partire non è divorare chilometri,

divorare mari, viaggiare a velocità supersoniche.

Partire è innanzitutto aprirci agli altri, scoprirli, farci loro incontro.

Aprirci alle idee, comprese quelle contrarie alle nostre,

significa avere il respiro del buon camminatore.

Felice chi comprende e vive questo pensiero:

Se non sei d’accordo con me tu mi fai più ricco”.

E’ possibile viaggiare da soli,

ma un buon camminatore sa che il grande viaggio

è quello della vita ed esso esige dei compagni;

beato colui che si sente eternamente in viaggio

e in ogni prossimo vede un compagno desiderato…”

Helder Camara

 

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