Archivio mensile:marzo 2012

COMO MANEJAN AQUI!

Dia 1 – venerdì 10 febbraio 2012

Jacopo

Vicenza – ore 3:50

Sveglio. Zainogrande e Zainopiccolo sull’attenti in cucina non sono riusciti a chiudere occhio, come me del resto. Avrò dimenticato qualcosa? Boh. In ogni caso è troppo tardi. Mamma e papà giù mi aspettano per portarmi a Venezia – Aeroporto Marco Polo.

Nella notte ha nevicato, penso sia una bella cornice, non voglio neanche pensare ad eventuali annullamenti o ritardi causa maltempo, son troppo carico. Quante volte negli ultimi mesi ho immaginato questo momento!?! E finalmente ci sono, sto aspettando che si spalanchino le porte scorrevoli del gate 5. L’ipod shuffle in modalità random trasmette “Parti” dei Pitura Freska (tu chiamale se vuoi coincidenze). Sono checkinato, metaldetectorato e Zainogrande… imbarcato! Papà e mamma salutati. Si parte!

2 ore y media e sono all’aeroporto Barajas di Madrid, enorme è la prima parola che mi viene in mente, nuovissimo è la seconda. Per raggiungere i vari terminal si segue una viabilità quasi autostradale con tanto di uscite e indicazioni sul tempo necessario per raggiungere la destinazione. Ad un certo punto si sale anche su un treno. 5 minuti e si arriva al terminal K: vago tra i negozi e non resisto ad una spruzzatina di Elisabeth Arden… irrinunciabile, in fondo sono solo ricordi lituani utili a sopravvivere al viaggio di 13 ore verso Buenos Aires! Ma che volo di merda però! Alla fine sono state quasi 15 ore, Iberia pessima, un aeroplano vecchio, con i posti stretti, praticamente un volo Ryanair lunghissimo. Insofferenza a livelli record. Il cibo che ho consumato deve aver creato un giacimento di gas metano nel mio stomaco che mi porterà a visitare il cesso diverse volte. Unica cosa positiva: hostess milf e davvero gentili.

Machissenefrega giocherà la primaveraaa! Sono le 21:57 ora locale e sono all’aeroporto EZEIZA di Buenos Aires, dopo i controlli doganali e il primo timbro sul passaporto vado alla cintura a recuperare Zainogrande che è il secondo ad uscire! Super eccitato, probabilmente nemmeno per lui è stato un gran viaggio, c’era voglia di scendere da quell’aereo. Ma aprite le porte di lì dai! Nic è li dietro e regge un cartello con scritto COSO Lì… GAETANO.

Que emozione ritrovarti in Argentina hermano! “Incredibiiilee” direbbe Piccinini! Prendiamo un taxi direzione San Telmo, via Estados Unidos 459 dove vive Cecilia, sorella di Laura che gentilmente ci presta l’appartamento durante i pochi giorni nella capitale. Il traffico metropolitano è allucinante ma sto bene! San Telmo è un quartiere carino, vicino al centro, sempre che di centro si possa parlare visto che la piccola cittadina conta quasi 15 milioni di abitanti. Ah piccolo particolare qui è estate! La si avverte non solo sotto le ascelle ma anche nei profumi dell’aria e delle strade. Pensavo che la repentina escursione termica mettesse più alla prova il mio corpo, invece è stato piacevolissimo abbandonarsi al tepore estivo, tutt’altro che traumatico. Ma stamattina in Italia c’era la neve… il mondo è piccolo, ma forse neanche tanto. L’appartamento di Cecilia è piccolo è straripa di cose alle quali si aggiunge del vestiario misto che Zainogrande e Zainopiccolo prontamente rigettano ovunque… Il volo Iberia è stato definitivamente smaltito. Che fare? Doccia, cena fugace e molte birre a “La Resistencia”. Ce n’è di cose da raccontarsi con Nic e, come sempre, sembra che non ci si sia mai allontanati. Siamo impazienti di vivere quest’avventura. Dopo 27 ore per me è tempo di nanne.

Nicola

Buenos Aires – ore 21:57

Fra poco si spalancheranno le porte e apparirà Ciube, non ci credo. Dopo l’avventura veronese ci ritroveremo ancora assieme, sugli stessi passi di nuovo. E’ il primo amico che viene a trovarmi da quando sono qui in Argentina, immagino come sarà il nostro abbraccio.

Sono arrivato ieri sera da Cordoba, la città che mi ospita da ormai due anni e mezzo. Gli ultimi giorni sono stati febbricitanti, chiudendo il lavoro, facendo lo zaino, preparando tutto per iniziare quest’avventura, nata qualche anno fa davanti a una birra, come uno di quei sogni da realizzare che ti sembrano lontani…e invece.

Sono arrivato a Buenos Aires dopo 9 ore di autobus notturno, comodo, ho dormito bene, ma mai come a casa. Sono un po’ stanco, il terminal degli autobus mi accoglie caotico come sempre e penso che ci manca poco per scappare dalla città. Che voglia di silenzio e di tranquillità, di camminare e basta per le montagne…e con un buon amico. Buenos Aires è bellissima come sempre mentre la attraverso con il taxi, riempito dalle mie valigie. C’è un ottimo clima primaverile.

Scendo a San Telmo, calle Estados Unidos e arrivo all’appartamento di Cecilia. Mi sistemo con calma, mi doccio e penso a che fare durante la giornata. Bene, Ciube arriva fra dieci ore, ho un bel po’ di tempo per rilassarmi ed entrare nel viaggio.

Scendo al mercato di San Telmo, un capannone dei primi del novecento, molto caratteristico, pieno di negozi di antiquariato. Girando tra le vetrine ti senti sulla pelle la storia dell’immigrazione italiana, di quei migliaia di uomini, donne e bambini partiti il secolo scorso da casa e scesi al porto di Buenos Aires con la speranza nello stomaco. Tutta la loro vita è li, nei cimeli che ora si vendono come antiquariato.

Dopo un bel giro e due buone medialunas (croissant) con caffè mi viene sonno e ritorno a casa a riposare.

Passo il pomeriggio a leggere e a immaginare come sarà questa Patagonia che ci aspetta, il fresco che sentirò dopo l’afoso calore cordobese, il profumo della montagna e il sapore dell’acqua che Ciube mi ha messo in testa nella nostra ultima skyppata: “Oh, se poe bevare l’acqua dei laghi, ma te rendito conto!”.

Arrivo ad EZEIZA alle 19.30, manca poco più di un’ora all’arrivo di Jacopo….anzi no! Guardo bene lo schermo che recita “Arribos”….aereo in ritardo…grazie dio…penso che mi siederò qui a reciterò delle litanie in tuo onore. E lo faccio.

Poi passeggio per l’aeroporto emozionato, sfoglio qualche giornale.

Ed ora eccomi qui, con il mio cartello pronto ad alzarsi…ed ecco Ciube che mi cerca con lo sguardo.

Pochi passi, sorrisi e un grande abbraccio stretto…bienvenido en Sur America!

Sono contento. Prendiamo un taxi che ci porta a San Telmo e mentre siamo lanciati sull’autostrada un’auto ci supera follemente, al che si sparge nell’aria il laconico giudizio: “Cazzo, come che i guida qua!”.

“La Resistencia” ci accoglie con le sue birre artigianali, salami e formaggi e dopo un bel po’ di parole e fantasie sul viaggio torniamo a casa e ci addormentiamo.

Che strano essere qui assieme.

Buenos Aires, punto di partenza.

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